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>DA NON SCHIVARE

Tanto quando hai quattordici o quindici anni il laboratorio teatrale, o anche solo una scenetta improvvisata di fronte agli amici al campeggio, finisce sempre per far strage di cuori. Tanto la più carina di tutte sarà sempre la protagonista, e per quanto inaccessibile tra i banchi di scuola, nella rappresentazione sarà sempre più bella e ammiccante, sempre più dolce, e gentile. Krimo vende tutto quello che ha pur di recitare con lei, pure la Playstation e del caviale in scatoletta. Lydia, invece, ha esattamente il comportamento che da lei ci si aspetta, così occupata prima a stressare l’anima a tutti per avere le conferme che cerca sul suo vestito di scena, e poi così tremenda nel prendere troppo tempo per decidere se uscire o meno con quel ragazzo a cui basterebbe anche solo un suo sorriso per toccare il cielo con un dito. E allora tra i film porno dell’amico, la fidanzatina che rivendica ancora l’esclusiva sul morosino appena mollato, le conseguenze adulte, impreviste e spaventose di un’adolescenza periferica, presa sul serio e presa per gioco, presa da problemi di integrazione e familiari, Marivaux e «Il gioco dell’amore e del caso», Kechiche riesce a destreggiarsi a meraviglia tra i tantissimi e velocissimi dialoghi dei personaggi, senza mai urtare lo scorrere di quelle emozioni che infatti arrivano una sola volta nella nostra vita.

La schivata (L’esquive, Francia, 2003, sala)
Regia di Abdellatif Kechiche

Pubblicato il 24/6/2005 alle 16.35 nella rubrica Cinemio.

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