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>MA DOVE CAVOLO VAI?

Com’è il discorso delle età la Giorgia Cantini lo spiega pure, al ristorante, prima del budino. Solo che questo è un filmetto che lascia talmente poche tracce che facciamo fatica a ricordarlo, e comunque niente di più di «Con quelli più grandi non ho niente da dire e quelli più piccoli non sanno scopare». Lei di anni ne fa quaranta, Salvatores cinquantacinque, ma poco importa, perché stavolta si vuole divertire a pensare al consciousness stream, girare tre film al massimo risparmio e poi montarli tutti quanti insieme, in maniera intellettuale ma non troppo. Nei primi minuti attacca Bebo Storti, una garanzia perché i dialoghi siano un susseguirsi veloce di «puttana», «troia» e «puttana troia», poi trova spazio la Bologna urbana deserta fredda e porticata di Carlo Lucarelli e allora parte la ricerca di informazioni su questa sorella impiccatasi sedici anni fa nella capitale. Aveva il sogno di far l’attrice, Ada, e alla fine tutto sta racchiuso tra il Dams, i registi, Lang, il prof con i capelli lunghi, le locandine, il grande Marlon e via alle citazioni, chi più ne ha più ne metta, che tanto siamo apposta e proprio al (suo) cinema. La delusione, in fondo, non è nemmeno la conferma del pronostico che dopo lo stupendo «Io non ho paura» quello dopo avrebbe annoiato e amareggiato, quanto più la sensazione che ci sia qualcuno che presto ne voglia fare un cult.

Quo Vadis, Baby? (id., Italia, 2005, sala)
Regia di Gabriele Salvatores

Pubblicato il 30/5/2005 alle 23.49 nella rubrica Cinemio.

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