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>QUANDO ANNASPI NON PUOI PIÙ NASCONDERTI

Ha girato pure una scena simil «Titanic», con il babbo di Sandro a urlare disperato sulla prua della barca, salvo poi dimenticarsi della ricerca del figlio e rimanere sulla carretta del mare a rispondere ai dubbi di chi gli immigrati li vede sbarcare in televisione. Marco Tullio Giordana, nel mare della sopravvivenza, spiega pure come funziona andare al bagno con una sportina di plastica durante i viaggi della speranza, prima di attraccare al porto di Gallipoli, passare qualche notte in un centro di accoglienza gestito da un prete che risolve la faccenda spiegando che «Rubare non è permesso» e che «Ognuno preghi il suo dio senza arrecare disturbo agli altri», e poi magari essere espulsi perché clandestini maggiorenni. Gli occhi sono quelli di una famiglia bresciana con villa con piscina, figlio unico curioso e padre imprenditore, in una visione che non solo è triste e povera già in sceneggiatura, ma pure patinata e volgarmente vicina ad una qualsiasi arringa di accoglienza, con limpidi manifesti di partito contro cui puntare il dito, e lontana dall'affrontare un dilemma di una coesione che non voglia fermarsi alla sola integrazione lavorativa in fabbrichetta. Con due scene ma proprio due capaci di cogliere un'emozione momentanea (il volume dello stereo e l'identificazione da parte dei carabinieri), il film è solo un pessimo tritato misto di facilità realizzato da un regista che se doveva a tutti a costi andare a Cannes, poteva, almeno, fermarsi a riflettere che non tutti quanti possiedono una Porsche.

Quando sei nato non puoi più nasconderti (id., Italia/Francia/Regno Unito, 2005, sala)
Regia di Marco Tullio Giordana

Pubblicato il 28/5/2005 alle 11.53 nella rubrica Cinemio.

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