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>VERSO IL REFERENDUM - 4

Carissimi astensionisti,

ho solo qualche domanda, per capire, per dare ragione a voi, ma prima faccio una premessa. Votare è sempre un esercizio di libertà. L’esercizio del voto è un dovere civico. Il voto è uno strumento egualitario. Faccio per darvi un vantaggio, così potete pure cominciare ad attaccare la retorica. La mia certo, che per voi che «La vita non può essere messa ai voti», che «L’astensione è un diritto garantito dalla Costituzione» e che «Non si può ridurre tutto a Sì e No», la retorica resta fuori dalla porta. Chiaro, dalla parte giusta ci siete soltanto voi.

Ora, la faccenda del quorum, quella su cui voi avete spostato il dibattito andando in televisione, sui giornali, nelle radio, nelle sale d’aspetto degli ospedali, nelle vetrine delle panetterie, tra i cataloghi delle librerie a dire ai cittadini di non andare assolutamente a votare. A parte che in un Paese civile la Democrazia dovrebbe essere un valore comune, da tutelare e promuovere insieme, come la vita, per parlare con il vostro linguaggio. Perché la Democrazia è di tutti, e la sua forza sta proprio qui, nel regalare anche a voi astensionisti l’autorità e l’autorevolezza per concorrere alla vita politica.

Eppure la Democrazia potrebbe anche solo essere di chi partecipa, e invece c’è il quorum e allora no. Già, il quorum. Che poi non è altro che una riproposizione gaglioffa del numero legale del Parlamento, che altro non è che uno strumento per impedire che una minoranza imponga le proprie decisioni. Peccato che il Parlamento, in mancanza del numero legale, sospenda i suoi lavori, per riprendere poi in esame il provvedimento il prima possibile. Il referendum abrogativo, invece, si tiene una volta sola, e se salta per mancanza del numero legale, cioè del quorum, salta anche la possibilità di abrogare la legge, o parti di essa. Tanto più che il voto di astensione reale sarebbe quello della scheda bianca, e infatti in Parlamento chi si astiene finisce giustamente nel computo del numero legale, e la vostra «astensione attiva» è soltanto un giochetto facile facile di una somma facile facile con chi l’astensione preferisce praticarla passiva.

E poi, davvero, non riesco a capire che vittoria cercate con la vostra astensione, che oltre a privare la Democrazia della vostra partecipazione, mina pure alla base una consultazione elettorale facendo leva sul disinteresse. È davvero questa la vittoria dell’impegno per la difesa della vita? È davvero così che si affermano i valori del concepito e dell’embrione? E allora, una vittoria netta, limpida, democratica e schiacciante dei No, come la considerate? Come una sconfitta? Come un tradimento? O come un segno di civiltà estraneo alla vostra cultura?

Pubblicato il 27/5/2005 alle 17.34 nella rubrica Diario.

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