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>STRISCIA, UNA ZEBRA ALLA DERIVA

Non la solita ragazzina americana soltanto perché non porta il cappellino e perché non va a fare shopping sulla Quinta avenue. È appena un tantino più agreste perché, si sa, in Kentucky funziona così, tra fattorie, allevamenti e forza che si misura a soldi e a successi all’ippodromo. Per il resto è la solita ragazzina americana orfana di madre e che vive in una casa immensa con il suo papà. Solo che putroppo il film continua. C’è la solita antagonista cattiva che fa la figura della deficiente e a cui qualcuno provvede a cagare dall’alto sopra a quel bel cappellino bianco, e ci sono i soliti cattivi di rincalzo, questa volta animali, che invidiano e picchiano. C’è la solita storia che ormai non è più nemmeno abusata, ma logora del tutto, del buono, cioè la povera zebra, che deve affrontare il cattivo in un qualche cosa, la gara all’ippodromo appunto, dove si sa alla perfezione che parte sfavoritissimo ma che con sacrifici e sforzi riuscirà a vincere per un pelo sul cavallo che naturalmente ammetterà di essersi sbagliato. Il tutto condito da una computer grafica su animali che nel doppiaggio originale hanno le voci di Whoopi Goldberg e Dustin Hoffman, e che in quello italiano parlano con gli accenti regionali, in cui la cadenza più settentrionale di tutte è quella della capra bolognese. Le due mosche, infine, dovrebbero fare la fine che meritano: merda o insetticida.

Striscia, una zebra alla riscossa (Racing Stripes, Sudafrica/Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Frederik Du Chau

Pubblicato il 11/5/2005 alle 23.53 nella rubrica Cinemio.

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