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>CON LA SPADA A PENSARE SOTTO LA LUNA

Si continua a guardare e riguardare, pardon, ad ammirare stupefatti la forza visiva di quella penisola, con paesaggi che qua sanno di esotico e che là sanno di storia, che di film storico si dovrebbe trattare e che il regista ha girato tra burroni, rocce e palazzi. E siccome nessuno si permette di svolazzare beato nell’aria, la sensazione di meraviglia è per tutto il contorno, con l’occhio che si perde tra le pieghe dei tessuti, tra le rifiniture e gli sguardi, prima di sgranarsi e di chiedersi se e quanto la violenza mostrata senza ritegno aggiunga valore al film, perlomeno cercando di non rendere proprio tranquillo il sonno del pubblico. Sbadigli, ecco, ce ne stanno parecchi, non perché il film sia lento o noioso, che pure è anche così, ma perché quella penisola lì, quella dei luoghi che qua sanno di esotico, c'ha sempre lo stesso sapore, dall’inizio alla fine, anche in tempo di sangue e di lutti. Il regista cerca l’eroe, c’è spazio per uno, o il samurai o l’ufficiale, amici di un tempo che più tornerà. E quando il sipario si chiude, quando il disperato duello dei due protagonisti giunge a soluzione, poco contano le lame e le spade che trapassano il corpo, e molto invece l’ammirazione per quelle immagini che continuano a rincorrersi, e che questa volta lasciano sapore amaro a chi liquida tutto pensando che solo di esotismo si tratti.

Sword in the moon (Cheongpung myeongwol, Corea del Sud, 2003, sala)
Regia di Kim Eui-suk

Pubblicato il 17/4/2005 alle 21.38 nella rubrica Cinemio.

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