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>MOLTO PROFONDO

Alla scuola elementare di gerarchie te ne spiegano tre. Quella del temutissimo direttore dell’istituto, quella della piramide feudale medioevale e quella della catena alimentare. Le prime due in realtà ben presto faranno poca paura e sarà la terza a continuare a frullare per la testa per tanto tempo ancora e per tanto tempo della tua vita. «Il pesce più grosso mangia quello più piccolo», ti dicono, e questa frase difficilmente si dimentica, perché a quell’età sei comunque un pesce più piccolo, e perché non basta crescere un po’ per essere subito quel pesce più grande che (mai possibile?) fa sempre quel che vuole e non se lo mangia nessuno. È che la catena alimentare te la spiegano sempre con la metafora marina e quando arriva il documentario che ti fa vedere delle bellissime orche assassine che giocano a tennis con quel povero cucciolo di leone marino ti accorgi che quello altro non è che lo spettacolo misterioso e tremendo della natura. E allora tanto vale immergersi nella bellezza delle acque e dei suoi abitanti, che purtroppo la pellicola lascia senza nome, pensando forse di invadere la poesia di uno stile asciutto, sorprendente e perfetto, che finisce per destare curiosità e stupore, ma anche per essere fin troppo poderoso e intellettuale. Che laggiù, la gerarchia, non c’è bisogno di spiegarla.

Profondo Blu (Deep Blue, Regno Unito/Germania, 2003, sala)
Regia di Andy Byatt e Alastair Fothergill

Pubblicato il 15/4/2005 alle 11.57 nella rubrica Cinemio.

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