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>GIÙ IL CAPPELLO, PASSA IL POPOLO

La prendono di petto i Francolini di Monte dell’Idaho. Loro non migrano, no, restano sempre in quella distesa disabitata e poi all’improvviso cominciano a squadrarsi a vicenda, si gonfiano, si gonfiano fino a scoppiare e si affrontano. Di petto, appunto. Lo Svasso dell’Ovest invece se ne sta comodo nell’Oregon, preferibilmente in un lago. Cammina sull’acqua, lui, e non come Gesù Cristo, ma molto, molto più veloce. Corre, corre velocissimo, con quelle zampine a mulinello e con un’eleganza eccezionale. Tra tutti quei meravigliosi e fenomenali uccelli che ogni anno volano per migliaia e migliaia di chilometri verso «il grande Nord delle origini», per poi tornare indietro facendo le stesse tappe, negli stessi luoghi, adottando gli stessi punti di riferimento, sfruttando sempre le correnti ascensionali, i Francolini e lo Svasso, ma poi ancora il Pinguino Imperatore, o i coloratissimi pappagalli dell’Amazzonia, sembrano meno nobili e belli, meno austeri, ma più buffi e simpatici, e impediscono che tutto il lavoro, immenso e magnifico, sia considerato un semplice documentario. Il guaio è che per questo serve l’effetto a sorpresa, inaspettato e imprevedibile della prima visione. Epperò Nick Cave è sempre magico anche per chi non conosce la musica, e le immagini sono di una bellezza suprema, assoluta. Un capolavoro.

Il Popolo Migratore (Le Peuple Migrateur, Francia/Italia/Germania/Spagna/Svizzera, 2001, dvd)
Regia di Jacques Perrin

Pubblicato il 14/4/2005 alle 17.50 nella rubrica Cinemio.

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