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>LA SHARK STORIELLA

Certo che in fondo all'oceano, laggiù dalle parti della barriera corallina, non essere né carne né pesce qualche problemino potrebbe anche darlo. Ma in casa Dreamworks non ci hanno pensato, orgogliosi giustamente come sono del nome e contenti di aver avuto un'idea che negli Stati Uniti sarebbe veramente piaciuta. Oltreoceano, invece, l'Atlantico, non quello popolato da pesci colorati e alla fine troppo scontatamente antropomorfi per essere credibili e realmente vivaci, si perde tutto lo spirito originario del progetto, e si finisce per essere contenti di riconoscere le voci di Laurenti e dei Pali e Dispari, perché per quanto riguarda l'animazione c'è poco da dire, è esattamente quella che sempre ci si aspetta. Niente di meno, lungi da noi la puzza sotto il naso, ma niente di più, eccezion fatta per il relitto del Titanic e covo del boss con tanto di ritratto della Winslet alla parete. Ma il punto è proprio questo: troppo articolato e cinefilo per il pubblico più giovane, troppo poco brillante e intrigante per un pubblico abituato ormai, dalle stesse case di animazione, ad essere esigente e chiedere prodotti ambiziosi. Si ride alla grande, ma col contagocce, si resta comunque estranei e indifferenti alla parabola di tolleranza di uno squalo gentile e di un
pesciotto che avrebbe preferito, appunto, nascere squalo.

Shark Tale (id., Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Bibo Bergeron, Vicky Jenson e Rob Letterman

Pubblicato il 13/4/2005 alle 18.16 nella rubrica Cinemio.

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