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>TRA MORTE, MONTAGNE E MOMENTI REALITY

Quello del docu-dramma è stato forse affibbiato frettolosamente. Non perché il film non risponda alle caratteristiche di genere, ma perché c’è qualcosa in più dell’intatto spirito documentarista e di quello drammatico ma obbligato. È il lavoro del regista di questo filmbook, che se proprio si devono fondere insieme parole, allora di questo si tratta, ossia di trovare le immagini, quelle visive, del famoso best-seller. Eppure, tra le interviste ai due protagonisti, ripresi sempre solo in volto quasi a nascondere quel corpo sottoposto a sofferenza e piegato alla volontà -ma anche alla volontà di sfida personale, alla sofferenza di compiere un’impresa al limite e ai limiti, fine a se stessa, o fine alla sola passione alpinista-, tra la ricostruzione degli eventi nella neve delle vette alpine e peruviane, che non possono fare altro che togliere il fiato e decidere da sole fotografia e sfocature, tra le parole di troppo e tra il senso terribilmente reale e gelido della vicenda, spunta, qua e là, una narrazione consapevole e gocce di pura emozione. La canzone dei Boney M. inchiodata nella mente e il crepaccio che «Non è un luogo adatto ai vivi» sfigurano ancora di più il protagonista e alimentano le paure e i rimorsi degli spettatori. È l’andare oltre che lascia sorpresi, il voler a tutti i costi farsi reality-show. O docu-reality-book.

La morte sospesa (Touching the Void, Regno Unito, 2003, sala)
Regia di Kevin Macdonald

Pubblicato il 3/4/2005 alle 18.39 nella rubrica Cinemio.

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