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>LA MIA SETTIMANA ELETTORALE - 2

E così Romana Rava ci ha spiegato un po’ di cose. Ci voleva una pensionata da 500 euro al mese, l’ultima categoria di persone che forse riesce a dare ancora un significato alle parole senso civico.

E cosa ci ha detto mai di così eclatante la nostra lettrice? Quello che sapevamo, in fondo, ma quello che non abbiamo mai avuto il tempo, il modo, la voglia di andare a controllare. Ci ha detto come vengono sorteggiati gli scrutatori dei seggi elettorali. O meglio, ci ha detto come non vengono sorteggiati gli scrutatori dei seggi elettorali di Faenza. Basti questo: nessun nome di nessun scrutatore di nessun seggio viene mai pronunciato ad alta voce.

Fa il paio con mia mamma, che alle ultime Europee aveva sbagliato a votare (certo, lei poteva stare più attenta, e non ha giustificazioni). Ha chiesto un’altra scheda, e naturalmente le è stata data. Solo che quella sbagliata gliel’ha presa il presidente del seggio, gliel’ha aperta e se l’è messa sotto il banco. Serietà. Serietà da denuncia.

Ma è regolare. Sono regolari i sorteggi truffa, sono regolari i brogli, sono regolari quei presidenti che si prendono pause di otto–dieci ore e poi tornano e fanno votare il cittadino con la licenza di caccia e pesca invece della carta d’identità.

È tutto regolare, quando ci sono in mezzo i soldi. Nessuno, lì dentro, dovrebbe essere pagato. Nessuno, lì dentro, dovrebbe prendere le centinaia e centinaia di euro pubblici che vengono riconosciuti. Il personale del seggio viene pagato per ricevere l’onore più grande che un cittadino possa ricevere: servire la Repubblica nel momento più alto della democrazia.

Guardare e contare e annotare i voti dei propri concittadini dovrebbe essere un dovere morale e civico. Tra i tanti sperperi del denaro dei contribuenti, quello di riconoscere un indennizzo a chi non fa altro se non conservare e promuovere e far crescere e germogliare ad ogni elezione la democrazia, è assolutamente il più schifoso.

Senza movimento di soldi, si svuoterebbero subito le liste di iscrizione a presidente o scrutatore al seggio. Il sorteggio diventerebbe all’istante un momento solenne e di assoluta serietà. Il cittadino, andando a votare, non ritroverebbe nella sua sezione sempre e soltanto quelle stesse identiche brutte facce di persone che stanno lì solo per prendersi il riconoscimento in denaro.

Senza movimento di soldi nei seggi elettorali, saremmo un vero Paese. Saremmo quel Paese che noi ci ostiniamo a non smettere mai di voler costruire.

Pubblicato il 31/3/2005 alle 21.37 nella rubrica Diario.

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