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>JU-ON. E ALLORA?

Facciamo che la paura l’abbiamo avuta prima, perché durante, tra quel che non capivamo e quel che cercavamo di capire, di tempo per aver paura non ce n’è stato. Facciamo che eravamo talmente pronti a spaventarci, talmente convinti della paura terribile e malefica che ci avrebbe assalito, che nemmeno un brivido piccolino abbiamo sentito, che quando si è preparati al peggio tutto si affronta con più serenità. Facciamo che è colpa nostra, sicuramente, decisamente. Facciamo anche che però qualcuno, adesso, ci spiega, perché altrimenti il film è davvero una megacretinata. Per carità, siamo stati anche comodi, e specie all’inizio le premesse e le promesse ci erano piaciute. Solo che le premesse e le promesse, che si salvano solo insieme all’incastro narrativo, non pagano affatto, non basta un bambino colorato male nel letto che al limite ti inquieta ma che più di così, poverino, non riesce a fare. Questi giapponesi qui sono simpatici, ma hanno un’agitazione e tutta una serie di tic nervosi così poco orientali e difficili da eliminare, perché non è possibile che tutte le volte che sentono un rumorino leggero o suona il telefono saltino su se stessi guardandosi intorno con sospetto e raccapriccio. Facciamo che ci rinunciamo, che non siamo in grado. Facciamo che la prossima volta cominciamo ad urlare, così, tanto per fare qualcosa.

Ju–on (id., Giappone, 2000, tv)
Regia di Takashi Shimizu

Pubblicato il 28/3/2005 alle 11.48 nella rubrica Cinemio.

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