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>IL FILM DIGITALE DI ROMAGNA CHE GUARDA LONTANO

Bérbablù, tombeur des femmes, è il suonatore d’organetto, Maria la ragazza di città con la macchina fotografica, Arfur la volpe delle colline. Siamo nel 1914, siamo sul set di «Bérbablù», film romagnolo che racconta la Romagna di un secolo che non c’è più.

Diretto da Luisa Pretolani e Massimiliano Valli, prodotto e distribuito dalla Vaca - Vari cervelli associati di Russi, «Bérbablù» è la terza produzione di una quadrilogia che, facendo perno sulle storie del popolo romagnolo, ambisce a centrare l’obiettivo della distribuzione a livello nazionale.

Il film è stato girato in una trentina di comuni, da quelli del Montefeltro fino a Imola, dalle colline della Romagna toscana fino a Ravenna. «Ha richiesto un anno di riprese - sottolinea Ivano Marescotti, interprete in uno dei ruoli principali - e la conseguente possibilità di seguire, per esempio, le vere condizioni meteorologiche regala al film una piacevole serietà».

Presentato all’ultima edizione del festival Cinema e donne di Firenze e promosso dall’assessorato alla cultura della provincia di Rimini, «Bèrbablù» nasce nell’ambito dei progetti legati alla tutela e alla valorizzazione del dialetto. «In questo film - prosegue Marescotti - emerge l’anima anche drammatica e tragica della Romagna, che non è esattamente quella del cliché piadina liscio umorismo superficiale proposto anche dagli stessi romagnoli. C’è la sottotraccia di Campana e questo basta».

E così la cultura locale può essere proposta a livello più ampio, «Con l’obiettivo sottinteso - chiude l'attore - di fare del cinema regionale strumento indispensabile per il rilancio anche di quello nazionale italiano. La Romagna non può vantare una tradizione forte come quella campana o siciliana, ma se la cultura e il cinema locali non hanno un respiro campanilistico possono tranquillamente ambire ad averne uno internazionale».

«Bérbablù», bianco e nero in lingua romagnola sottotitolato in italiano, propone in realtà quella che è la babele dei dialetti e degli accenti di Romagna. «Attraverso le diverse parlate - spiega il soggettista Walter Pretolani - che comunque passano da un comune sentire, abbiamo mirato a rendere una grande unità culturale. Il film, applaudito per ora in tutte le sale, prova anche ad essere spiazzante rispetto ai classici moduli narrativi romagnoli».

Girato in digitale, «Bérbablù» presta così grande attenzione anche alle nuove tecnologie cinematografiche, «Dopo - ricorda Pretolani - la lunga battaglia con la burocrazia ministeriale per il film precedente, Tizca, col quale la Vaca è stata la prima a sfondare questo nuovo orizzonte cinematografico. Bérbablù è comunque stato riversato su pellicola, anche per far fronte alle esigenze dalle sale che faticano ancora ad attrezzarsi per le proiezioni in digitale».

La storia di Bèrbablù, le sue vicende musicali e umane, narrate in una sorta di esplorazione del mondo rurale e piccolo borghese nella congiuntura 1914-1915 in Romagna, aspetta solo di spiccare il volo.

Pubblicato il 14/3/2005 alle 18.8 nella rubrica Cinemio.

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