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>PRIVATE, LA LEGITTIMITÀ E LA NECESSITÀ

Sottile. Sottile ed emblematico. Prima di tutto sottile, giocato tutto sul bel registro della cultura come vera elevazione, quasi uno strumento di superiorità. Sono ricchi, sono occidentali, sono persone fin troppo brave ed oneste per meritarsi di vedere la loro casa e le loro cose maltrattate da soldati inutilmente armati, inutilmente arroganti, inutilmente occupanti. Perché è questo lo sguardo di Costanzo, attraverso la fessura di un armadio che è un po’ nascondiglio e un po’ unico principio di dialogo, attraverso un’apertura che è quella di un’anta ma che evidentemente non è soltanto di quella, uno sguardo che sembra inseguire, con i suoi strumenti digitali, i protagonisti di una storia di guerra in una vicenda drammatica e viva. È sottile la narrazione, il confine tra le paure, il suono del flauto del militare e la programmazione televisiva antisemita. È sottile l’immenso lavoro di un regista giovane e italiano, e infine è emblematico come pure questa volta resistano implicazioni culturali, e politiche, non cercate dal regista ma trovate da un'operazione di doppiaggio italiano che traduce e annulla la distanza del pubblico verso l’arabo dei palestinesi, in realtà sottotitolato nella versione originale. I dialoghi in ebraico, invece, restano tali, e così nel rapporto di non comunicazione la lingua da condividere è solo quella di una parte del conflitto.

Private (id., Italia, 2004, sala)
Regia di Saverio Costanzo

Pubblicato il 4/3/2005 alle 16.25 nella rubrica Cinemio.

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