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>REPUBBLICA ROMANA, MIRACOLO LAICO - 7

Ma qual è il principio ideale che ci ha lasciato in eredità la Repubblica Romana? Qual è l’obbligo morale che dobbiamo raccogliere per ricordare degnamente gli uomini e le donne che commemoriamo e per fare in modo che quegli uomini e quelle donne che oggi commemoriamo non siano morti invano? Per rispondere è sufficiente riflettere su un fatto molto semplice: gli uomini e le donne che combatterono per la Repubblica Romana si chiamavano patrioti. Ma quella parola aveva allora un significato diverso da quello che essa ha per noi. Il patriottismo dei patrioti della Repubblica Romana era il patriottismo repubblicano.

Quali erano i caratteri distintivi di questo patriottismo? In primo luogo l’idea che patria vuol dire libera Repubblica, anzi, che vera patria è solo la libera Repubblica in cui i cittadini sovrani vivono insieme liberi ed uguali sotto il governo della legge. In secondo luogo la convinzione, legata alla prima, che amore della patria vuol dire amore della libertà comune, della Costituzione e delle leggi che difendono la libertà comune, vuol dire amore caritatevole dei cittadini, vuol dire amore dell’uguaglianza che solo la Repubblica permette e difende.

L’amore della patria che animava quei patrioti era dunque una forma di saggezza che si basava sulla consapevolezza che la cosa pubblica, il bene pubblico, sono il nostro bene individuale.

Per questo, quando il 3 aprile 1849 Mazzini, Saffi e Armellini, che hanno assunto la carica di triumviri, parlano al popolo romano, sottolineano che fine principale della Republica è far trionfare «Il Diritto sull’arbitrio e la santa Eguaglianza che Dio decretava a tutte le anime umane sul privilegio e sul dispotismo».

Era un’idea del patriottismo e dell’amore della patria che veniva da lontano. «L’amore della patria – aveva scritto Montesquieu nell’Avvertenza all’edizione del 1757 dell’Esprit des Lois – è soprattutto amore dell’uguaglianza». E per amore dell’uguaglianza intende l’amore dell’uguaglianza civile, l’eguaglianza fondata sugli uguali diritti dei cittadini e sul governo della legge.
(3.continua)

Maurizio Viroli

Pubblicato il 27/2/2005 alle 22.51 nella rubrica Mazziniana.

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