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>REPUBBLICA ROMANA, MIRACOLO LAICO - 6

Quando il presidente Abraham Lincoln andò a Gettysburg nel 1863, in piena guerra di secessione, per commemorare i caduti di una delle più orribili carneficine di tutta la guerra, parlò del sacrificio di quegli uomini, proclamò con un filo di voce, senza parole roboanti, ma con tutta la forza della convinzione interiore, l’impegno a continuare la lotta per far vivere su questa terra gli ideali per i quali avevano dato la vita i soldati caduti a Gettysburg.

Egli aprì il suo discorso, 272 parole in tutto, con queste parole: «Four score and seven years ago our fathers brought forth on this continent a new nation conceived in liberty, and dedicate to the proposition that all men are created equal». E chiuse il discorso dicendo: «We here highly resolve that these dead shall not have died in vain – that this nation, under God, shall have a new birth of freedom – and that government of the people by the people, for the people shall not peerish from the earth».

Quelle parole, quel discorso, durato non più di tre minuti in tutto, è tutt’oggi l’atto di rinascita della nazione americana come nazione democratica. Ecco la vera commemorazione. Purtroppo noi italiani non abbiamo un discorso di Gettysburg, un discorso pronunciato in un luogo significativo della nostra storia che sia diventato, generazione dopo generazione, il punto di riferimento del nostro ideale nazionale, del tipo di popolo che vogliamo essere. Eppure la Repubblica Romana è entrata per vie misteriose nei cuori degli uomini e delle donne, ha agito come forza potente di educazione morale e civile.

Questo fatto è ancora più sorprendente perché la Repubblica Romana è stata una sconfitta, innanzi tutto militare, ad opera del contingente francese, comandato dal generale Oudinot, il 4 luglio 1849. Essa finì con le parole ferme e sdegnose pronunciate dal segretario dell’Assemblea costituente, Quirico Filopanti, di fronte alle baionette dei soldati che avevano invaso la sede Municipio romano: «In nome di Dio e del Popolo degli Stati romani, che liberamente con suffragio universale ha eletto ha i suoi rappresentanti, l’Assemblea costituente romana protesta in faccia all’Italia, in faccia alla Francia, in faccia al mondo intero, contro la violenta invasione della sua sede operata dalle armi francesi alle sei pomeridiane del giorno 4 luglio 1849».
(2.continua)

Maurizio Viroli

Pubblicato il 26/2/2005 alle 23.4 nella rubrica Mazziniana.

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