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>CONVERSAZIONE CON STEFANO MORDINI

«C’è molta vita e normalità e questa è la forza del film». Stefano Mordini, classe 1968, regista marradese trapiantato a Ravenna, dopo oltre una decina di documentari, ha firmato quest’anno il suo primo lungometraggio cinematografico ed è finito direttamente a Berlino, a rappresentare l’Italia al Festival Internazionale del Cinema.

«Provincia meccanica», il titolo del film con Stefano Accorsi e Valentina Cervi, uscito nelle sale lo scorso 11 febbraio, racconta la storia della famiglia Battaglia, con Marco, operaio e turnista notturno, e Silvia, moglie in preda ad una sorta di nevrosi, che smette di mandare a scuola la figlia Sonia. Sullo sfondo, appunto, la realtà della provincia italiana che «Esercita un controllo sulle vite delle persone - spiega Mordini - e che produce un’omologazione non intesa come cattiva in sé, ma verso la quale bisogna stare molto attenti, perché non esiste più quella piccola provincia di spazi diversi che mantiene dentro di sé la differenza tra locale e globale».

Come da migliore tradizione, «Provincia meccanica» ha finito subito per dividere la critica. «A Berlino - dice Mordini -, esperienza stupenda e molto difficile, che ti costringe immediatamente a confrontarti e ad essere all’altezza con altre cinematografie di alto livello che non conosci, il film è stato accolto molto bene dal pubblico. Con la critica, invece, non cerco lo scontro, e sono soddisfatto che, nonostante fosse un’opera prima, la mia pellicola non sia passata inosservata».

In fondo, sempre secondo Mordini, il conflitto è insito nella natura stessa del film, con la coppia di protagonisti che appunto dà battaglia alle convenzioni sociali. «E pensare - sottolinea il regista - che quel cognome, Battaglia, è nato casualmente, mi piaceva soprattutto il suono, e poi ha preso senso nel corso della lavorazione del film, avvicinandosi come senso ai due personaggi».

«Provincia meccanica», che ha richiesto sette settimane di lavorazione, è stato girato a Ravenna e così subito è stato avanzato il parallelismo con «Deserto Rosso» di Antonioni. «Nessuna velleità - precisa Mordini - e solo valutando il mio lavoro a posteriori ho scoperto qualche piccola analogia. Il personaggio della Cervi è difficilmente commentabile, e forse per questo assomiglia a quello di Monica Vitti, diciamo trent’anni dopo». Non solo, perché «Provincia meccanica» racconta anche una precisa realtà operaia. «Deserto Rosso cominciava con lo sciopero, il mio film potrebbe raccontare la disillusione ideologica di quelli che potrebbero essere i figli dei figli dei manifestanti di allora».

E poi il tema dell’immigrazione, con la caratterizzazione dell’albanese Dragan detto il rosso che fugge ad ogni visione stereotipata. «La sua nave - prosegue Mordini - è più pulita della casa dei Battaglia, lui in fondo non è affatto un povero che viene da fuori, mentre Marco possiede tutto eppure non si sente integrato».

Così prosegue la narrazione di un film che è soprattutto indagine antropologica, nel quale il regista marradese ha lavorato spesso senza rifiutare la sua esperienza e influenza documentarista. «Da una parte c’è l’idea di fallimento e di passività di Marco e dall’altra una madre che prima deve risolvere molti problemi personali di donna. Tanto sfugge dai meccanismi logici, categoria con la quale tendiamo a raccontarci, anche se in realtà la nostra vita è appoggiata su soluzioni ben diverse». Ma il lieto fine è comunque possibile, proprio perché la realtà provinciale «È molto più immediata e vivibile, e mantiene in sé la possibilità di cambiamento brusco e veloce».

«Provincia meccanica» sta ottenendo buoni risultati al botteghino, con incassi che soddisfano Mordini, Accorsi e la Cervi, intervenuti al teatro degli Animosi di Marradi nel corso della serata di giovedì 24 febbraio. «Loro - dice il regista riferendosi ai due popolari attori - hanno avuto fin da subito il migliore approccio con i personaggi da interpretare, dimenticandosi quasi di essere attori e calandosi completamente nella parte».

Infine, dopo la Berlinale e il lancio del film nelle sale italiane, la meritata vacanza di un regista con oltre quindici anni di esperienza, docente nel Corso di laurea di scrittura per il cinema e la televisione presso la Iulm di Milano, che comunque, nel bene e nel male, sta molto facendo parlare di sé.

Pubblicato il 25/2/2005 alle 15.45 nella rubrica Cinemio.

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