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>MOLTO MEGLIO DI UN MILIONE DI DOLLARI

La metafora vera è soltanto quella che passa attraverso la rappresentazione, quella che racchiude in sé l’idea del movimento, quella che ci migliora nel nostro rapporto con la realtà. Sul grande schermo il pugilato ha corso spesso parallelo alla vita, sport di dolore, oscuro, e intenso, dove difendersi conta «sempre e continuamente», sport dai duri allenamenti, di sofferenza e volontà. Clint Eastwood è il più grande regista della contemporaneità, indiscutibile narratore della realtà proprio perché riesce a passare attraverso le questioni che il suo film tira in ballo e a puntare tutto sul dramma del coraggio, del dovere, del perdono e dell’impegno. Lontano da ogni tipo di chiesa dalle risposte troppo pronte per convincere, c’è la storia di Maggie, donna e figlia a cui il cibo avanzato dai piatti del ristorante non toglierà mai la sua delicata e inesauribile energia nel dimostrare che a trent’anni può ancora entrare in una vecchia palestra della periferia americana e colpire sacchi fino ad arrivare a giocarsi il titolo mondiale a Las Vegas. Tutto quanto racchiude l’emozione e la tecnica sopraffina del capolavoro cinematografico, dalla lettera fuori campo di un pugile che ha perso un occhio fino alla luce ottenuta con le ombre dell’esistenza, dalla perfezione dei movimenti della boxe fino al regolare soffio di quel dannato respiratore. Eastwood, incessante, firma un trionfo di cinema e di vita.

Million Dollar Baby (id., Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Clint Eastwood

Pubblicato il 23/2/2005 alle 0.6 nella rubrica Cinemio.

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