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>UNA SORPRENDENTE DOMENICA DI CINEMA

È bella la storia d’amore, e se il film si fosse chiuso, sicuro con i titoli di coda, sulla curiosità di Manech per la camminata zoppa di Mathilde, sarebbe stata ancora più delicata e leggera, contaminata però da una ricerca di note emozionali d’appendice che pur minima al regista non interessa scagliare addosso alla platea. E proprio per questo è un bel film d’amore, nonostante la storia di guerra sia ancora più bella, così forte e presente, con il seppiato di una fotografia che fa respirare il buon odore di una stampa d’epoca e in cui Jeunet scatena i suoi personaggi, con quei volti che restano vivi, senza eroismi, per l’umanità del sudore, del fango, del sangue, della fatica, della cattiveria, della voglia di sopravvivere per poi scappare e riprovare a vivere, lontano dalla trincea della Prima guerra mondiale che fu guerra grande, troppo grande, resa magnificamente disperata dal regista con una violenza mai sfrontata, per forza citazionista di Spielberg, stagliata sull’orizzonte dell’immenso Kubrick, ma così originale e serrata nel montaggio, che procede per incursioni, continuamente riprospettate, rivissute, rinarrate. È bello il film, ricchissimo, digitale, palpitante, coinvolgente nelle immagini, con trovate umoristiche per regalare lunghi sorrisi spontanei, complicatissimo, eppure semplice e sapientemente compiuto.

Una Lunga domenica di Passioni (Un long dimanche de fiançailles, Francia/Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Jean-Pierre Jeunet

Pubblicato il 18/2/2005 alle 16.35 nella rubrica Cinemio.

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