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>REPUBBLICA ROMANA, MIRACOLO LAICO - 5

È giusto celebrare la Repubblica Romana perché essa è stata una grande esperienza democratica. La Repubblica affermò infatti che «La sovranità è per diritto eterno nel popolo e che il popolo dello Stato romano è costituito in Repubblica democratica». Si affermò inoltre anche il principio moderno dell’uguaglianza: «Il regime democratico ha per regola la uguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o di casta».

È giusto celebrare la Repubblica Romana perché essa fu una lotta coraggiosa per la libertà laica ed è giusto celebrarla ancora proprio oggi per ricordare che la Repubblica Romana decretò l’abbattimento dei cancelli del ghetto ebraico e scrisse nella sua Costituzione che «La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli, rispetta ogni nazionalità, propugna l’italiana».

Tutto questo vuole però essere in realtà una commemorazione piuttosto che una celebrazione, perché commemorare vuole dire ricordare insieme ad altri, e vuole dire sottrarre al tempo, fare rivivere eventi, donne, uomini e ideali. Diversamente dalla commemorazione religiosa, che si svolge sempre uguale e ripetitiva secondo la parola sacra ed è sostenuta dalla fede, la commemorazione laica, come questa, deve riuscire a fare rivivere il passato con il solo aiuto della parola e della scrittura, sole armi per sconfiggere il tempo.

Una vera commemorazione non ha bisogno di parole che esaltino la grandezza dell’eroe, o la purezza del cuore del martire; e neppure è fatta di parole che evocano la grandiosità dell’evento, che ci riempiono di stupore e ammirazione per le persone che commemoriamo; e neppure ci deve far sentire orgogliosi per qualcosa che altri hanno fatto. No, la vera commemorazione laica, la commemorazione civile, è quella che fa nascere in noi o rafforza il sentimento di un obbligo morale: l’obbligo, morale di capire e far vivere gli ideali per i quali hanno dato la vita gli uomini e le donne che commemoriamo. È questo il solo modo di impedire che essi siano dimenticati e quindi spariscono per sempre dalla storia umana.
(1.continua)

Maurizio Viroli

Pubblicato il 17/2/2005 alle 22.25 nella rubrica Mazziniana.

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