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>REPUBBLICA ROMANA, MIRACOLO LAICO - 4

«La storia della cultura delle nazioni non è fatta soltanto di memorie di vincitori e governanti, ma anche del ricordo scritto e pubblicato di aspirazioni, passioni, programmi, speranze, tentativi non riusciti, ma non per questo meno rispondenti a bisogni e a problemi reali, forse ancora non maturi per una soluzione, ma già percepiti, sentiti o rozzamente espressi, e non meno vivi perché condannati a lungo silenzio dal conformismo storiografico».

La riflessione di Delio Cantimori mi pare molto precisa e azzeccata proprio ora che il dibattito politico, culturale e storiografico sta tornando sull’interpretazione della nostra identità nazionale, rassegnandosi a volte allo scontro ideologico che riduce quest’Italia ad una repubblica dalla memoria corta e parziale.

Se vogliamo davvero, come sento dire, tornare a scoprire la vera memoria storica, il filo conduttore del nostro essere nazione, se vogliamo come popolo una nostra identità comune dovremo partire dal fatto che l’identità italiana, che per secoli è stata di lingua e di geografia, ha trovato un suo vero comune denominatore solo a partire dal Risorgimento nazionale.

A cominciare esattamente da quella Repubblica Romana che, per la prima volta, parlava a tutti gli italiani con una Costituzione democratica e liberale che fissava diritti e doveri per tutti i cittadini. Una Costituzione che nei suoi principi fondamentali aveva la sovranità del popolo, il regime democratico che ha per regola l’uguaglianza, la libertà e la fraternità, la promozione del miglioramento morale e materiale di tutti i cittadini, l’autonomia del Comune, la libertà religiosa, i diritti inviolabili per gli individui e la proprietà.

Rileggendo i testi di quella straordinaria esperienza, comprendendo i principi e i valori che essi esprimono, possiamo renderci conto di come il nostro secolo avrebbe potuto avere svolgimento assai diverso, lontano da guerre e da tragedie, e con una crescita ben maggiore di civiltà, se solo si fosse data attuazione a quei principi, a quei valori che ancora oggi esprimono tutta la loro positiva pregnanza.

Quella della Repubblica Romana è una storia che non ha affatto bisogno di revisionismi e di autocritiche. È una storia che ha bisogno soltanto di essere ricordata e raccontata, perché sia da monito a coloro che la vogliono cancellare dalla memoria storica del popolo italiano e a coloro che vogliono nuovamente ricercare scorciatoie e soluzioni nelle messianiche illusioni.

Pubblicato il 16/2/2005 alle 22.1 nella rubrica Mazziniana.

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