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>REPUBBLICA ROMANA, MIRACOLO LAICO - 2

Nel febbraio del 1947, in seguito al voto con il quale il popolo italiano aveva cacciato la monarchia ed eletto la sua Assemblea costituente, la cosiddetta Commissione dei 75 presentò il progetto di Costituzione che dall’1 gennaio dell’anno seguente sarebbe diventato la Carta fondamentale della Repubblica. Nella relazione introduttiva solo un nome era ripetutamente citato, per l’esattezza cinque volte: quello di Giuseppe Mazzini.

Sin dalle prime battute il presidente Meuccio Ruini ricordò infatti che «Per la prima volta nella sua storia il popolo italiano, riunito a Stato nazionale, si dava direttamente e democraticamente la propria Costituzione, eccetto una luminosa eccezione, la Costituzione romana di Mazzini alla quale noi ci vogliamo idealmente ricongiungere».

Bastano queste circostanze a definire l’importanza della Repubblica Romana, non tanto come ricordo storico, ma come ispirazione della vita contemporanea. Giuseppe Mazzini, chiamato a Roma da Goffredo Mameli la sera stessa della proclamazione della Repubblica, arrivò lunedì 5 marzo e, nominato triumviro insieme a Saffi e Armellini, riassunse il programma di governo con queste parole, che sembrano delineare un programma per l’oggi: «Poche e caute leggi, ma vigilanza decisa sull’esecuzione. Ordine e severità di verificazione e censura nella sfera finanziaria, limitazione di spese, guerra a ogni prodigalità, attribuzione di ogni denaro del paese all’utile del paese, esigenza inviolabile d’ogni sacrificio ovunque le necessità del paese lo impongano».

La «rivoluzione repubblicana romana», come la definì con rispetto Karl Marx, fissò i principi a cui si ispirò la Repubblica italiana, ma i costituenti del 1946–1947 non seppero elevarsi allo stessa altezza sul problema capitale dello Stato moderno, quello dei rapporti con la chiesa, che i costituenti romani avevano invece lapidariamente stabilito all’articolo VII dei principi fondamentali: «Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici». L’analogo articolo VII della Costituzione italiana viceversa, grazie al voto congiunto di comunisti e democristiani, sancì l’abdicazione dello Stato accogliendo il regolamento fissato dai Patti lateranensi di Pio XI e Benito Mussolini.

Ammiriamo la grandezza della Repubblica Romana e dei suoi otto principi fondamentali, assolutamente e schiettamente mazziniani come la sovranità popolare, il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini, la fratellanza dei popoli e il rispetto di tutte le nazionalità, le autonomie locali, la libertà religiosa. I sessantanove articoli in cui si sviluppava la Costituzione prevedevano poi già tutti i fondamenti dello Stato moderno, come il consolato o la presidenza collegiale eletta dall’assemblea a maggioranza qualificata, la divisione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, il rispetto dei diritti individuali fondamentali, l’abolizione della pena di morte.

Un miracolo laico, che non si cancella.

Pubblicato il 8/2/2005 alle 23.52 nella rubrica Mazziniana.

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