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>36, CIOE' APPENA SUFFICIENTE

Se si possono girare quasi due ore di film per spiegare che, proprio in polizia, è bene lasciare perdere il concetto di confine tra ciò che comunemente indichiamo con bene e male, e che proprio quel confine andrebbe ridefinito e ridisegnato, e poi alla fine far comunque trionfare il cosiddetto bene come se niente fosse, con un’insignificante sequenza finale, se tutto ciò in definitiva è davvero possibile e permesso, allora questa pellicola è più che discreta. Ma siccome la sequenza finale non solo è insignificante, ma anche completamente inadeguata e un tantino superficiale, specie poi per lo spettatore attento che già è imboccato all’uscita della scuola quando la figlia rivede il padre poliziotto dopo che questo si è fatto sette anni di carcere, allora il film, già di suo un tantino incartato su se stesso, delude e non lascia tracce. Poi, però, bisogna essere sinceri e ricordare che il regista è un ex poliziotto e che dunque tutto è ben centrato, con una buona resa sia dell’ambiente del distretto, sia del campo delle indagini e dell’azione. Non mancano momenti importanti, la storia non annoia, Auteuil e Depardieu sono due che san fare a interpretare i personaggi, e anche quelli di contorno sono ben scelti e si muovono con disinvoltura sulla scena. Alla fine resta però un che di indeterminato, e allora non è solo colpa della sequenza finale.

36 Quai des Orfèvres (id., Francia, 2004, sala)
Regia di Olivier Marcha

Pubblicato il 2/2/2005 alle 23.54 nella rubrica Cinemio.

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