Blog: http://clos.ilcannocchiale.it

>LA LUCE DEL SOLE E IL BUIO DEI BOSS

La luce del sole e quella delle scale. «È andata via e sono caduto» dice alzando la voce un bravissimo Luca Zingaretti dal volto gonfio e pestato. Sa di avere i giorni contati, il parrino Puglisi, e sa che quella violenza fisica è soltanto una volgare e inutile premessa e promessa di morte. Ma sa anche che la luce, quella del sole, continuerà a splendere e scaldare chi deciderà di «Camminare a testa alta», fuggendo, sempre, dal controllo mafioso potente e radicato di Brancaccio. Roberto Faenza parte da qui e anche lui fugge, con poesia e impegno, dalla ricostruzione storica e dalla denuncia fine a se stessa, andando a leggere, piuttosto, nelle pieghe e nelle piaghe delle diverse storie di bambini e ragazzi, uomini e donne, che fuggono, anche solo per attimo, dalla strada del quartiere per rifugiarsi nel centro di accoglienza del parroco. Abilissimo come sempre a guidare sulla scena diverse decine di bambini palermitani, il regista vince la sfida di raccontare una storia che ha un finale conosciuto da tutti e che proprio per questo rischiava di arretrare e di arrendersi. Così non è, e le sequenze finali scappano, come la corsa del piccolo Carmelo, dalla tradizione dei film di mafia, argomento che in grande stile il cinema italiano di Faenza torna ad affrontare. «Non lasciate il mio corpo troppo solo», dice don Pino, perché se oggi Cosa Nostra è comunque forte, padre Puglisi ha contribuito a renderla culturalmente più debole.

Alla luce del sole (id., Italia, 2004, sala)
Regia di Roberto Faenza

Pubblicato il 29/1/2005 alle 12.31 nella rubrica Cinemio.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web