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>GIORNO DELLA MEMORIA - 7

(con questa recensione si conclude il modesto contributo di  clos al Giorno della Memoria)

Passano le scene, efferate, indignanti, melodiose, e ci si chiede, per dirne una, quanto ci avrebbe guadagnato o perso il film se, magari mentre Szpilman era nascosto in casa e faceva finta di suonare il piano, oppure mentre lo suonava davvero per l’ufficiale nazista, alla sua mente fossero tornate le immagini del padre, della madre, delle sorelle almeno. Mica obbligatorio mostrare quei campi di lavoro, concentramento e sterminio accuratamente evitati, bastava un riferimento, semplice come l’amore più vero, quello verso una famiglia che lo stesso regista ci presenta immediatamente come personaggio reale, con il culmine in quella sequenza di rara bellezza, dolcezza e intensità dello zucchero caramellato in attesa della deportazione. Il fatto è che non avremmo mai immaginato di chiedere più amore, proprio noi, proprio qui, proprio per un protagonista che avrebbe continuato lo stesso a brillare di luce propria, proprio per un film decisamente da vedere, ma che ci pare fatichi un po’ a superare la prova della visione successiva. Niente di male per carità, solo un appunto per un lavoro elegante e importante che alla lunga rischia di diventare appena un po’ ridondante, mettendo a nudo meccanismi narrativi fin troppo semplici e battute («È la fortuna ad aiutare la storia» oppure «Mangiare è più importante di sapere che ora è») fin troppo garbate e plasmate.

Il Pianista (The Pianist, Francia/Germania/Regno Unito/Polonia, 2002, tv)
Regia di Roman Polanski

Pubblicato il 28/1/2005 alle 9.56 nella rubrica Cinemio.

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