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>GRADEVOLE MELINDA

Eravamo già pronti per scrivere che Woody è ormai vecchio, stanco, che lascia il suo ruolo a quel susanone di Will Ferrell e che di film ne ha fatti talmente tanti che se anche l’ultimo non è proprio tra i migliori, basta tornare indietro di qualche anno, o di un decennio, o di qualche decennio, che già ci si rinfranca con il genio del piccolo grande regista di Brooklyn. Eravamo già pronti per scriverlo, e forse lo dovremmo anche fare, ma è così terribilmente sempliciotto disquisire intorno ad eccellenza e declino tutte le volte che si è alle prese con chi ha già dimostrato di preferire il cinema, autentico, ai film, estemporanei. E allora, semplici e non sempliciotti, cominciamo con la prima serie di banalità, dicendo che si ride poco (pochissimo), ma bene, che a volte (diciamo più di due) ci si annoia, che altre volte (anche le stesse, per carità) non si fa in tempo a seguire la battuta di un personaggio che già quello che gli ha risposto è pronto per replicargli di nuovo. Poi la seconda serie, quella che gli attori fanno quel che possono e che la protagonista è sempre sottile, bionda e ben vestita (nel senso di vestita bene), sia nella tragedia, sia nella commedia. Però, semplici fino alla fine, scriviamo di un film divertente, al solito non troppo spensierato, al solito autunnale, al solito ben girato. Carino, ecco.

Melinda e Melinda (Melinda and Melinda, Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Woody Allen

Pubblicato il 14/1/2005 alle 16.55 nella rubrica Cinemio.

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