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>OCEAN'S HOLIDAY

Non è questo o quel dettaglio a fare la differenza, lo spettatore lo freghi comunque. Male che vada, se proprio lo sciagurato dovesse essere immune al fascino dei più belli bellissimi che più belli non si può, risolvi che sono professionisti, mica finita qui, possono fare sempre di meglio. Tant’è vero che prima c’è il sollevamento dei pilastri ad Amsterdam, poi Cassel che non la pianta più di rendersi ridicolo e di far tornare in mente che, cavolo, la Zeta–Jones ce l’hai lì, come li doma lei i laser non ci riesce nessuno. Ad ogni modo il valore aggiunto dell’incantevole detective dell’Europol è decisivo, e parlatene con Andy Garcia di equilibrio della sceneggiatura, di nessuno che ruba la scena o di tutti che, insieme, funzionano alla perfezione. Tra l’altro il twelve del gruppo è il regista, che nel primo film raccontava e divertiva e che nel sequel di tirare le somme proprio non se la sente, venendosene fuori con un film che ha decisamente alcuni minuti di troppo ma di cui non si perde certo il lettering impazzito e impazzante fino all’ultimo. Oddio, qualche momento, soprattutto qualche dialogo, è da antologia, e difatti se c’era qualcosa da dimostrare era proprio questo. Simpatici, apprezziamo pure la vacanza premio e prendiamo atto che loro vincono tutti. Ma questa volta sarebbe stato sufficiente non perdere. Perlomeno.

Ocean’s twelve (id., Stati Uniti/Australia, 2004, sala)
Regia di Steven Soderbergh

Pubblicato il 25/12/2004 alle 23.44 nella rubrica Cinemio.

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