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>BASTARDO, MA SEMPRE BABBO

Forse adesso è chiaro a tutti: un film con Babbo Natale e al tempo stesso cattivi sentimenti, non è proprio possibile. Di più: un film con Babbo Natale senza bambini troppo buoni, o troppo provocatori di buoni sentimenti e buone emozioni, non è affatto possibile. Il grande Billy Bob Thornton ce l’ha mette tutta fino all’ultimo, si impegna fino in fondo per disprezzare tutto quello che non è alcool, sesso o soldi, ma alla fine della fiera, cioè della festa, non ci riusciamo proprio a chiamarlo «bastardo». Sia chiaro, lui è bravissimo e il suo nano pure, è che l’idea dei fratelli Coen era quella fin dal principio. In sostanza: si ride bene (attenzione, non in continuazione), tante sono le battute o le situazioni più che divertenti, tutto il film è l’ennesimo esempio (ormai diventano troppi pure questi…) di come sia possibile girare delle commedie di successo e qualità, senza mai scadere nella demenzialità. Poi, c’è la proposta costruttiva, la tenerezza, la dolcezza e l’affettuosità, tutto così dannatamente tipico del Natale. Perché una volta all’anno, almeno, la tavola apparecchiata coi piatti nuovi e il vino buono, l’aspettiamo tutti. (Appunto: qualcuno faccia sapere alla censura che nella migliore delle ipotesi il divieto ai 14 anni è semplicemente anacronistico. Nella realtà, superato dai quattordicenni).

Babbo bastardo (Bad Santa, Stati Uniti/Germania, 2003, sala)
Regia di Terry Zwigoff

Pubblicato il 5/12/2004 alle 22.46 nella rubrica Cinemio.

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