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>MENO TASSE PER TUTTI?

Siccome pare si siano messi d’accordo e siccome tutti i commenti che gentilmente mi avete lasciato mi sono parsi molto interessanti, mi sono sorti altri dubbi. O meglio, visto che posso soltanto imparare, la domanda, come si dice, mi sorge spontanea.

Insomma, se in Svezia e in Danimarca lo Stato impone una tassazione del 55 e del 47 percento e non hanno i nostri problemi un motivo ci dovrà pur essere. In effetti il modello di welfare scandinavo prevede che quasi il quaranta percento del Pil venga destinato alla spesa sociale. La grande presenza dell’ente pubblico, l’elevata qualità di servizi davvero per tutti, scuola e sanità statali di alto livello, innanzi tutto hanno favorito l’ingresso della donna nel mondo del lavoro e poi creato un modello civico, prima ancora che sociale, che possiamo solamente ammirare.

Un alto livello di welfare è la base di partenza vera per un concreto sviluppo economico, altro che rilancio dei consumi. Se lo Stato manda a scuola tutti, garantisce una sanità di qualità per tutti, promuove e produce benessere e qualità della vita, sarà lo stesso Stato a trarne giovamento.

Giustamente però alcune persone, non interessate, potrebbero non riuscire ad individuare l’effettiva qualità dei servizi e mi interrogo pure quanto sia giusto costringere al pagamento delle tasse in nome di un’astratta solidarietà sociale chi legittimamente crede che rivolgendosi al privato (e cioè sempre pagando una tassa, ma volontariamente e liberamente) possa aver accesso a servizi migliori, più efficienti ed efficaci, di quelli offerti e gestiti dallo Stato.

Ma ancora qualche dubbio ce l’ho. Penso infatti agli Stati Uniti, paese che ha accolto il modello privatistico godendo dei benefici di un’imposizione fiscale di dieci punti percentuali più bassa a quella media europea. Un taglio delle tasse che fa sì che convenga davvero lavorare di più, e infatti la popolazione americana lavora molte più ore di quella europea, e a questo maggior lavoro corrisponde sempre un maggior guadagno. Un guadagno però puramente e del tutto economico e materiale, basato cioè essenzialmente sul denaro come gratificazione fine a se stessa.

L’Europa magari sarà meno competitiva su larga scala, ma intanto gli europei lavorano anche molto meno e la più alta tassazione se non stimola una maggiore produttività garantisce però servizi pubblici dignitosi per tutti quanti.

Allora, passando meno ore sul luogo di lavoro, credo davvero che il nostro guadagno sia un altro, infinito per possibilità e inestimabile per valore. Il tempo libero, ad esempio, uno dei primi indicatori della qualità della vita, e soprattutto incredibile ricchezza e possibilità che ci consente di leggere, scrivere, conoscere, sognare, coltivare interessi, passioni e passare molto più tempo tra noi.

Pubblicato il 25/11/2004 alle 18.29 nella rubrica Diario.

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