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>GRAN MESTIERE

Eccolo un film storico talmente scrupoloso e rigoroso da apparire quasi come un affresco sontuoso. Dovizioso fin nei minimi dettagli, Ermanno Olmi taglia corta ogni superfluità e inutilità e racconta facendo raccontare una vicenda di guerra in uno degli snodi della Storia. Pietro Aretino, anche fuori campo, fa girare la vicenda attorno a Joanni de Medici, ma soprattutto attorno ad una guerra che si svolge tutta fuori dai campi di battaglia. È l’«artellerja», nuova e terribile, «A cambiare le guerre, ma sono le guerre a cambiare la Storia». E naturalmente la politica dei potenti a decidere la guerra che cresce e si sviluppa solo a causa della divisione tra gli uomini. La strategia non conta nulla, il valore riecheggia nella memoria delle genti, il coraggio è quello dei quattro giorni di agonia culmine e splendore di tutta la vicenda. Fuori da tutto, ma dentro alla convenienza offerta da Carlo V, Alfonso d’Este cede le nuovissime e grandiose bombarde da palla al vecchio generale alemanno, determinando e decretando il tragico destino di un protagonista che si cerca costantemente di umanizzare. Il tutto tra la clamorosa forza di immagini e dettagli e l’invariabile registro espositivo dell’equilibrio e dell’accurata riflessione.

Il mestiere delle armi (id., Italia/Francia/Germania/Bulgaria, 2001, dvd)
Regia di Ermanno Olmi

Pubblicato il 21/11/2004 alle 20.15 nella rubrica Cinemio.

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