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>LE RANOCCHIE DI NOE'

È quel finale lì che lascia un po’ perplessi, perché esagera troppo nel lieto fine e distrugge all’improvviso quella sottile magia che ogni film d’animazione sa creare. Poi certo il resto non aggiunge niente di nuovo, è dai tempi di Esopo che gli animali servono all’uomo per spiegare e spiegarsi fatti ed emozioni, sentimenti e comportamenti. Qui, di nuovo, ci sono alcuni spunti interessanti, che cominciano con il mettere in chiaro che non esistono i buoni eroi e i cattivi da distruggere, ma soltanto quel bene comune da raggiungere con l’aiuto, il sacrificio, anche la gioia, di ognuno e ciascuno. C’è da dire anche che il film vuol parlare ai bambini senza complicarsi la vita rischiando di impelagarsi per dirla a tutti, e allora emerge quel buonismo politicamente corretto che ormai caratterizza tutta la produzione cinematografica per i più piccoli. Dispiace anche che i personaggi che danno il titolo alla pellicola in fin dei conti facciano poco più di un’apparizione, ma la storia è bella perché fila semplice semplice, accesa e vivacizzata in momenti che più precisi non si potrebbe da colpi di scena effettivamente inaspettati. Disegni istantanei ma non banali, simpaticissima la coppia degli elefanti alle prese con tutto il campionario delle tipiche frasi del dopo matrimonio e meravigliosa la spiegazione del big bang ai bambini: «Il cielo e la terra fecero l’amore e nacque la vita».

La profezia delle ranocchie (La prophétie des grenouilles, Francia, 2003, sala)
Regia di Jacques–Rémy Girerd

Pubblicato il 1/11/2004 alle 18.5 nella rubrica Cinemio.

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