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>EFFETTI COLLATERALI

Ci sono due buoni motivi per lasciare perdere. Il primo è che anche questo è l’ennesimo e solito film buono americano, con il bianco e il nero che si incontrano per caso, che più diversi di così non si può, ma che devono per forza stare insieme, parlare, capirsi, crescere, eccetera eccetera, dove c’è anche il bravo poliziotto del dipartimento locale che capisce tutto prima dei federali, dove il cerchio inizia a stringersi attorno al killer, dove ti chiedi in continuazione come andrà a finire. Il secondo è che tra filosofia spicciola, frasoni ad effetto, ritmo incalzante, citazioni fuori luogo di «Mission: impossible» nella sequenza finale, tutto quanto si risolve con la vecchissima storia del «Ma chi è veramente il cattivo?». E poi ci sono due buoni motivi per cui varrebbe la pena pagare il prezzo del biglietto. Il primo è un Tom Cruise stramaledettamente bravo, talmente a suo agio in quel ruolo (merito anche della spalla Jamie Foxx) da costringerti a lasciar perdere alcuni piccoli particolari non convincenti. Il secondo è che il film inizia senza titoli di testa e finisce proprio al momento giusto (cosa rara di questi tempi) così come era cominciato, con l’orario di una notte, che vogliono farci credere qualsiasi. Girato in digitale e comparsata per un Javier Bardem con baffi, barba e pizzetto.

Collateral (id., Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Michael Mann

Pubblicato il 24/10/2004 alle 9.45 nella rubrica Cinemio.

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