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>DUE FRATELLI E UN'OCCASIONE PERDUTA

Nell’ormai affollatissima filmografia sugli animali, il suo «L’orso» resta il mio film preferito, e mi dispiace perché questa volta l’impressione è quella che Annaud abbia sprecato una grossa occasione. Con locations assolutamente imperdibili come le foreste di Thailandia e Cambogia e con bellissime tigri coordinate in maniera superba sul set, ridurre il film ad una (bella) fiaba per bambini mi sembrava un’operazione da dover a tutti a costi evitare, specie se poi la stessa pellicola deve essere tramite del Wwf nella lotta all’estinzione di questi giganteschi felini. Il film è chiaramente dalla parte degli animali, ma non dimentica di ricordare che le tigri uccidono donne e bambini delle tribù che vivono nelle foreste e che se un cucciolo è allevato fin da piccolo in uno zoo, allora è per il suo bene che deve restare in cattività, altrimenti non sarebbe in grado di procacciarsi il cibo andando a caccia. E allora perché il regista non è riuscito ad evitare quegli sguardi languidi modello Disney, perché a tratti ferma la storia per riprendere il primo piano di tigri animate da tutto meno che dal loro istinto? Insomma, a parte un avvio che ritarda un po’ troppo il decollo della trama, è un buon film, affascinante soprattutto. Ma si poteva fare meglio, molto meglio.

Due fratelli (Deux frères, Francia/Regno Unito, 2004, sala)
Regia di Jean–Jacques

Pubblicato il 17/10/2004 alle 21.8 nella rubrica Cinemio.

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