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>TERMINAL, MONDO

A cominciare dallo «Zio Sam che si pulisce il culo con la carta doppia morbidezza» ma che non riesce a capire che la burocrazia ha un limite, fino al cittadino del terzo mondo che non riesce mai ad avere paura della guerra nel suo paese per il semplice fatto che è il suo paese, l’ultimo film di Spielberg è pieno di interrogativi. Interrogativi posti con leggerezza, divertendo, facendo proprio ridere anche. Interrogativi che non dimenticano di fornire i due punti di vista. Interrogativi vecchi e nuovi, ma tutti originali per la veloce contemporaneità che sembra dar tutto per scontato. Va avanti così la storia, con Hanks alla migliore prova d’attore della sua carriera, che già è un crescendo continuo, e con tutta una serie di personaggi di contorno che non potrebbero essere più azzeccati (Stanley Tucci, Chi McBride, Diego Luna e l’incredibile 86enne Kumar Pallana). Poi c’è un set tremendamente preciso, dalle scale mobili funzionanti fino al quadro elettrico abbandonato. Bel film perché mai scontato, sempre pronto a cambiare profilo di narrazione, con una storia d’amore forse di troppo ma almeno mai banale. E comunque a Catherine gli perdonerei questo ed altro. (Appunto: negli autografi dei titoli di coda Tom Hanks sottolinea la sua firma, segno di insicurezza anche dei fuoriclasse).

The Terminal (id., Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Steven Spielberg

Pubblicato il 14/10/2004 alle 23.56 nella rubrica Cinemio.

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