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>10.25

lo stesso post di tutti gli anni, lo stesso giorno di ogni estate, lo stesso ricordo nella mia Memoria 

Quando te lo dicono ad otto anni, che qualcuno ha messo una bomba che ha ucciso 85 persone, ti importa poco del colore politico, della dicitura «fascista» incisa sulla lapide, di sapere cos’erano «gli anni di piombo» o anche soltanto di capire che cos’è il terrorismo. A ben guardare non ti interessa nemmeno il perché e nemmeno il percome. Rimani semplicemente senza parole, e in silenzio cerchi tutti i bambini che sono morti quando avevano più o meno la tua età e conti che 85 morti è cinque volte la tua classe, maestra compresa. Semplicemente non capisci, e dopo un po’ passi oltre.

Quando te lo dicono ad otto anni, che lì, a cinquanta chilometri da casa, in quella città che per tutti è così importante e che allora lo dev’essere anche per te, qualcuno ha messo una bomba e sono morte 85 persone, te lo ricordi per sempre a tal punto che tutte quante le estati aspetti di vedere l’immagine in televisione di tutta quella gente radunata in quel posto in cui tu sei stato durante la tua prima vera gita con la scuola.

Quando te lo dicono ad otto anni, lì, dentro la sala d’aspetto della stazione, ci torni il giorno stesso in cui hai preso il treno per andarti a iscrivere all’università, e poi anche il primo giorno di lezione, e poi tutte le volte che il tuo treno fa ritardo. E rileggi la lapide, e rileggi i nomi dei bambini, e rileggi la data.

Era sabato 2 agosto 1980.

Pubblicato il 2/8/2009 alle 7.31 nella rubrica Oggi, ieri.

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