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>LE MIE DONNE PREFERITE - 12

Galeotto fu un piatto di lenticchie, narra la leggenda. Che per fortuna non finì come più o meno tutto quanto il resto sbrodolato tra le pieghe del mento e di un collo quasi scomparso. Piuttosto cominciò con le dita nel naso, irriverente incubatrice da taglio cesareo, un mese in anticipo per paura di perdersi chissà quale cosa. Cominciò con quel «bai» detto gonfiandosi tutta, bollo nell’occhio e negli occhiali, ma sempre bagonghi nel cuore. Tra le perizie più celebri lo scarafaggio catturato e assaggiato, boccali di birra alla Brogles e in giro per le montagne, la straordinaria regolarità con cui ha rotto ogni tipo di scatola.

L’alternativa era un cane peloso, meglio dunque vedere lei gattonare per tutta la casa. In fondo, per adeguarmi agli spazi, sarei andato a dormire anche sotto la mia scrivania, contraendo un credito immenso tale per cui l’avrei avuta al mio fianco ogni volta la necessità l’avrebbe richiesto. Pasti nel seggiolone, dal Cree di Pieve Cesato averla appresso in ogni occasione, per dannazione qualche urlo e sberlone è pure volato, Maghetto Pasticcio l’abbiamo letto e imparato a memoria tutto incantato. Le scuole sono l’asilo lontano di piazza Bologna, la materna di cui si teneva il registro dei compagni trascritto in agenda, le elementari con un sottopassaggio tremendo da affrontare bicicletta alla mano, il trionfo ecologico ottenuto alle medie, e il liceo, sette anni più tardi, a cui è arrivata seguendo la scia.

E allora, non che prima non sia mai successo, tra la Pokemonmania esplosa ogni estate, ristorante e pizzeria, le bandiere e il Niballo, dediche in radio, carte di Uno e giochi inventati, ma è adesso che forse ed insieme ci si può divertire ancora di più, lasciando da parte il maggiore arroganza e tormento e rincorrendo lei, la minore, decisione sicura e capacità di fiducia. Occupata al telefono, impiegata in parrocchia, nuotatrice, pattinatrice e ora persino audace arrampicatrice, modesta lettrice golosa di tutto, cuoca provetta e telefilm come moda, pastrocchi a colori, amichette e amichetti, sempre pronta a dare una mano, la prima a dire di sì, l’ultima a pensare per lei. Capelli come quasi un problema, faccia tosta arma segreta, veloce, paziente, gentile e sempre costante il suo sorriso, nulla l’abbatte, se non proprio il sonno improvviso.

E allora i tuoi dadi tienili sempre a suonare con gli occhi chiusi. Vedranno lo stesso che tu sei davvero la sorella migliore che si possa desiderare.

Pubblicato il 16/10/2006 alle 12.3 nella rubrica Ego.

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