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>LE MIE DONNE PREFERITE - 11

Un battesimo da quasi adulta e quasi improvviso, tappa intermedia di chi, fin dal nome, riesce a stupire. Macchinine come regalo più ambito, preziosissimo oggetto di chi già a pochi anni conosce il divertimento più vero e tiene sempre il sorriso. Una stanza che dava l’impressione di allargarsi ogni volta, scaffali stracolmi di libri e di giochi, colorata enciclopedia dei ragazzi, musicassette, videocassette e poi cd a volontà. Una villa in campagna davvero gigante, da ristrutturare, adeguare, riverniciare, lo spazio in giardino per tutte le corse, lente, veloci, a nascondino. Vacanze al mare e navigazione in canotto, acqua putrida in mezzo alle alghe, e sulla spiaggia la sabbia sporca che scotta. Raffreddore pressoché permanente, nessuna pretesa e mai un lamento, gli occhi che si chiudono non appena si ha sonno, si stia mangiando un pezzo di pizza o sia in corso o meno la confusione di un dopo pranzo imperiale.

La grande e la piccola, furbizie più uniche e intelligenze rare, da me ritmi diversi e abitudini neanche a parlarne. Il paese d’origine come appartenenza lontana, pomeriggi seduti, il Primo maggio alla Cofra e una laicissima festa Patrono. Ogni volta cresciute, ogni volta cambiate e a volte un poco ingrassate. La più canterina è senz’altro la prima, scuola di musica, testi di indiana memoria, ritmo, tempo e intonazione. La seconda legge, scrive e fa quasi di conto già da un bel pezzo, prima ancora che cominciasse la scuola, così vispa e curiosa e dai lineamenti vagamente orientali. Da tramandare da una a quell’altra il mitico armadio pieno zeppo di Disney, rifornito abbondantemente dall’amica a Milano e capace di far perdere una buona mezz’ora per prendere la decisione sofferta di cosa vedere. Il cinema, magnifica ossessione, alimentato da riti ed eventi domestici da ripetere anche più che annualmente se e quando titolo e grido di battaglia è come quello dei Goonies di Richard Donner e Steven Spielberg.

Divoratrici voraci di pagine e pagine, da piccolissime saranno ricordate per robe tutte diverse: una carota come caramella e il telefono cinese con cui chiamare maestro, zoo e pompieri e far spazientire e sfinire quei noiosoni di nonni ed adulti, e il rumore del caffè, il ristorante della Linda, il rosso del pomodoro non proprio gradito. L’impressione è che con entrambe sarebbe bene recuperare del tempo perduto e prendere lezioni per imparare da loro l’affetto affettuoso. All’inizio delle elementari e alla fine delle superiori, con il secondo nome acquisito di una scelto quasi per caso uguale a quello dell’altra, è come se improvvisamente diventassero ancora più grandi.

Che brave e che buone che siete care cugine.

Pubblicato il 29/9/2006 alle 12.35 nella rubrica Ego.

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