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>MOSTRA DI VENEZIA 2006 - 12

Per quanto sia piacevole il ricordo di anno scorso, la sezione corto cortissimo dell’edizione 2006 si rivela di una noia mortale. Um año mais longo, tanto per cominciare è tratto da Tonino Guerra e racconta di quest’anima in pena che conosce una cinese, se la scopa, va alle gare clandestine di combattimento cani e gira in mezzo a bambolotti distrutti. What Does Your Daddy Do? di un giovane padre che sembra sia un pedofilo ma invece alla fine si scopre che i pedofili ha aiutato la polizia ad arrestarli. Detektive, il migliore visto da me, in un bianco e nero con la fotografia dell’epoca, è un caso di spionaggio a Berlino est alla fine degli anni Quaranta. Pharmakon è una sorta di piccolo incomprensibile The Fountain dove ad una donna crescono dei disegnini sul corpo ed arriva la disinfestazione. Treinta Años l’occasione di un vecchio cileno col passaporto francese di rientrare in patria per seppellire la moglie, scoprire che aspettava un bambino e ascoltare la cantilena di una filastrocca simpatica ripetuta fino allo sfinimento da una bambina.

Il Leone d’oro Sanxia haoren (Still Life) (venezia 63), di un regista che concorreva anche in sezione orizzonti, è tutto un giochino di scatole cinesi inserito in storielline d’amore come scusa per fare un soffuso film verità. Visivamente apprezzabile, mi richiede a gran voce una seconda visione, che abbia come presupposti una stanchezza minore mia e una lontananza dal cronista di Eva Tremila che di fianco a me ha sparato per tutto il tempo una serie leggendaria di stronzate. Le tristissime manifestazioni di entusiasmo degli studenti del Dams, a cui questo film, quasi per dovere, è piaciuto ancora di più di quanto non possa da solo con le sue forze, è il segno evidente di come il Dams vada chiuso. Il crollo della torre sullo sfondo squarciato e l’operaio equilibrista sono, comunque, già un cult.

Pubblicato il 10/9/2006 alle 23.54 nella rubrica Cinemio.

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