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>MOSTRA DI VENEZIA 2006 - 5

Straordinario Satoshi Kon. Il suo Paprika (Venezia 63) è stupendo. Una lezione di fantasia, una riflessione su tecnologia, interattività e multimedialità e psicologia, medicina e scienza che rischiano di allagare e manipolare le nostre emozioni, un monito contro la pretesa di rendere anche solo momentaneamente disponibili i nostri sogni magari per confrontarli o mischiarli con quelli di altri, uno sguardo profondo all’interno di noi stessi uomini sempre sospesi tra realtà e immaginazione e un omaggio dichiarato al cinema e a tutti i suoi generi, ultimo rifugio rimastoci per nutrire e popolare la mente. Aiutata da una colonna sonora esaltante e travolgente, l’animazione giapponese del nuovo maestro degli anime, che pur in qualche frangente lascia a desiderare perchè privilegia la ricchezza visiva al dettaglio e finisce per perdere qualcosina in dinamicità e innovazione, è di un’intensità e di una vividezza ai limiti del clamoroso.

In Mientras tanto (giornate degli autori) non c’è la capitale argentina sconvolta oppure in ripresa dal crack di quattro anni fa, ma al massimo un cane che caga sul pavimento della cucina mandando in bestia quella povera donna che la deve tenere pulita. Non si balla neanche il tango, piuttosto si resta stesi sul lettone a guardarsi film porno già cominciati, o si va a donare lo sperma, mentre in un vicolo un non vedente vuol sentirsi elogiare il suo pacco e si va dalla chiromante a farsi leggere la mano. C’è di peggio sicuramente, questo al limite finisce per conciliare i primi abbiocchi di una stanchezza che è la mia, così come delle storie raccontate e intrecciate.

Prima di arrivare alla fase mattatoio, Offscreen (giornate degli autori) impiega un po’ troppo tempo e chissà allora se ne vale la pena. Anche fuori da ogni giro di parole o analisi critiche, l’opera di Christoffer Boe muove da un’idea che già di per sé potrebbe ossessionare: trasportare cioè gradualmente l’amatorialità del filmato digitale (anche se in realtà qui la ripresa prevede un progetto di ventiquattr’ore ogni giorno) di una qualsiasi coppia impegnata in incomprensioni comuni, in folle mania omicida che non risparmia proprio nessun complimento alla violenza, passando ad lugubre (e squallido) delirio di morte. Il moroso ciccione, dopo essersi platinato quei due capelli che ha come chioma, passa al rosso spalmandosi per bene il sangue della sua vittima. L’omino che aperto la proiezione ha annunciato che questo film danese è capace di trovare una distribuzione anche in Italia. Siamo curiosi di sapere come farà.

Un’ora e mezza intera di noia è invece quella di Suely in the Sky (orizzonti), sponsorizzato dal distributore di benzina che usavo sul tappeto stradale quando ero piccolo. La riffa, cioè una lotteria improvvisata per guadagnare qualche soldino perché il sogno è e sarà sempre quello di un’esistenza diversa e lontana, e per realizzarla c’è bisogno di qualche soldino, non convince nemmeno un pochettino. La brasiliana bianca che l’organizza fissando come primo premio «una notte in paradiso» con lei ha un fisico da paura, gli attori hanno vissuto veramente in quel posto e il finale è così scontatamente spalancato che di più non si può proprio.

Che tristezza Miyazaki junior. Io, guarda, faccio anche fatica a scriverlo, ma il tuo Gedo senki (Tales from Earthsea) (fuori concorso) è un fallimento completo, e il tuo babbo mi sa che lo sa. Tra l’altro l’idea alla base del soggetto (lo spavento della morte) era più che azzeccata, ma hai voluto dilatare all’inverosimile una storia nutrendola di espedienti banalissimi, senza nessun tipo di profondità e facendo pure totalmente mancare anche quella dose di ironia che i prodotti Studio Ghibli contengono sempre. E poi: non capisco se è stato un problema di budget o un omaggio ai lavori del vecchio, ma come si fa a riportare animazione e disegni agli anni Ottanta, piazzando una protagonista femminile che sembra uscita direttamente da Conan? A tua discolpa, ma è solo la mia ingenuità infantile, devo comunque ammettere che le quasi due ore di draghi e magie sono volate.

Pubblicato il 3/9/2006 alle 16.40 nella rubrica Cinemio.

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