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>CACCIATORE E MANNAIA

La mannaia del titolo originale è quella del «turbo capitalismo», chimico della carta ieri e commesso in un magazzino d’abbigliamento uomo oggi. La mannaia del titolo originale è quella di nefandezze omicide asciutte, lineari e indifferenti, eliminare le risorse umane concorrenti per conquistare il posto di lavoro all’Arcadia, la cui stabilità economica amena ed idilliaca del nome è testimoniata da un dvd autocelebrativo di presentazione aziendale. La mannaia del titolo originale è molto efficace nell’esprimere il degrado che l’economia produce sulle persone, macchina implacabile del mondo contemporaneo prodotto stesso via via di new economy, delocalizzazione, globalizzazione. Eppure non è scontato che lo spaccato dello stato sociale, la dimensione politica della vicenda, l’impianto narrativo, la vivacità della scrittura ironica e le motivazioni d’impegno portino inevitabilmente all’indignazione la grande platea di spettatori a cui un sempre bravo Costa-Gravas pare rivolgersi direttamente. Primo perché il film è effettivamente lungo, e l’ultima parte rischia più volte di andare fuori tono e fuori tema (dalle visite della polizia inquirente ai furti di programmi informatici del figlio, il regista non ci risparmia nemmeno la lolita che apre la porta e sale le scale in deshabille), secondo perché di tempo per riflettere ce n’è fin troppo, tra tutti quegli interni d’auto e la curiosità di sapere se il protagonista prima o poi la sfangherà. Dunque forti applausi dagli spettatori di forte coscienza civile che vorranno leggere tra le righe anche quanto non c’è e discorso amaro in cui si traducono, all’insegna del finale, le delusioni senza conforto o perlomeno i dubbi latenti in larga parte della sinistra europea.

Cacciatore di teste (Le couperet, Belgio/Francia/Spagna, 2005, sala)
Regia di Costa-Gavras

Pubblicato il 1/7/2006 alle 16.41 nella rubrica Cinemio.

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