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>GIULIETTA DEL FANTASTICO

Aperta parentesi. Nell’insulto che qualsiasi nostra parola, macché, persino virgola o spazio, rappresenta verso Fellini, lasciateci almeno un po’ divertire. Chiusa parentesi. Il primo posto del cinema fantastico nella classifica della storia del cinema è occupato da una fantasmagoria che ha del miracoloso, da una spinta sfrenata e consapevole verso il delirio, da un’immaginazione che investe persino le cianfrusaglie d’arredamento, le luci e i dettagli dei costumi dei personaggi, da un grande, immenso, infinito spettacolo d’illusionismo di visioni meravigliosissime. Mai vista davvero un’intuizione così suggestiva, in cui il tafferuglio tra fantasia e realtà ha una tale forza che prima rapisce il nostro occhio e poi stupisce sotto forma di valore figurativo. La commistione tra i toni dolenti della vicenda e lo spirito ironico della narrazione, tra l’ordinato lusso della scenografia e il tripudio dei colori dell’edizione restaurata, tra il bizzarro fine a se stesso e i momenti di asciutto realismo (l’ultima cena con il detective, la visita alla casa di Gabriella, l’addio al marito), riesce a togliere il fiato a chi vive questa impagabile esperienza di cinema, non trascinante forse sul piano delle emozioni, ma decisamente esaltante su quello prodigioso dell’entusiasmo giocoso. Tutte le scene dei ricordi, soprattutto per la presenza di quel vegliardo del nonno, sono insuperabili, e non vi dimenticherete mai più del circo visto anche in Big Fish, della Susy e della sua villa, dei fantasmi dell'orrore materializzati in guerrieri barbarici, selvaggi tatuati o gerarchi nazisti e di quelli dell’incubo, riassunti in un’ondosa, impetuosa e azzeccata serie di cappe monacali.

Giulietta degli spiriti (id., Italia/Francia/Germania Ovest, 1965, sala)
Regia di Federico Fellini

Pubblicato il 30/6/2006 alle 19.56 nella rubrica Cinemio.

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