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>INFERNO SOLO ANDATA

Prendiamola da lontano. Sartre diceva che «l’inferno sono gli altri» e che «bisogna agire senza speranza» perché «nessun destino può cambiare il mondo». Questa sceneggiatura, prima ancora che questo regista passato qui con disinvoltura artistica a tutto un altro genere di faccende, dice invece che l’inferno ogni persona lo è per se stessa e che, inevitabilità del destino o mistero delle coincidenze, è impossibile sfuggire al proprio passato e alla colpa-peccato. Ma, essendo la vicenda un tantino complessa e problematica (eroi tragici, Medea, Madre natura, traumi infantili, infelicità e rassegnazione di mezza età, ingiustizie e morte, fino poi ai demoni nascosti nelle famiglie bene e addirittura sfiorando persino la tematica omossessuale), ed essendo la vicenda stessa raccolta attorno ad un triplice punto di vista femminile immerso nell’ordinarietà, il film non è di facile lettura. Tra antichi e nuovi dolori, tre sorelle, di cui la piccola vuole tutto, la mezzana non sa quel che vuole e la grande non chiede più niente, vivono la stessa sofferenza (e quindi l’inferno per loro è un luogo dell’anima) e sono destinate (ma dall’impegno e dalla costanza di ricerca del quarto eppure primo eppure diverso uomo della storia) a ritornare al capezzale dell’archetipo materno da cui tutto parte e poi prosegue. Non che si raggiunga con chiarezza tutto ciò, ma è innegabile la conferma di una personalità d’autore vera per Denis Tanovic ed una eccezionale circolarità della narrazione. Detto questo, Marie Gillain è parecchio sexy e anche se non crediamo che un capotreno giri sempre sulla stessa linea tutti i giorni alle stesse ore, abbiamo simpatia per chi scrive un bigliettino di fortuna con il proprio numero di telefono.

L’enfer (id., Francia/Italia/Belgio/Giappone, 2005, sala)
Regia di Denis Tanovic

Pubblicato il 17/6/2006 alle 18.34 nella rubrica Cinemio.

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