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>PRESAGIO DI UN DIAVOLO CHE HA SMESSO DI FARE LE PENTOLE

Che almeno si porti rispetto a chi la storia del cinema l’ha fatta davvero, che quando Damien gira per quella casa con le pareti coperte di rosso e il suo monopattino nuovo, la sequenza è citazionista davvero a sproposito. Come dice all’inizio uno Liev Schreiber in versione stoccafisso «Finalmente sono il numero 2». Mai frase più azzeccata, col senno del poi, che se anche riferita all’incarico appena ottenuto di vice ambasciatore degli Stati Uniti a Londra, dà esattamente l’idea di un horror che in un paio d’occasioni magari un salto sulla sedia lo può anche far fare, ma in cui la suspense è sempre anticipata dalla prevedibilità, l’effetto splatter sempre ridicolo e la grana così grossolana da far storcere il naso anche al più invasato dei satanisti. Il tutto si amalgama male al monito moralista del successo politico, sorta di ultima versione della tentazione diabolica, e al beffardo omaggio al mito della maternità. Quindi, dopo le immagini in sequenza delle Torri fumanti, dello tsunami scrosciante e delle torture ad Abu Ghraib, si lascia che sia solo questo nuovo piccolo Damien dei nostri giorni (l’esordiente Saemus Davey-Fitzpatrick, il cui sguardo in macchina è decisamente la cosa più inquietante del film) a sostenere una storia senza stile né ritmo, che vira ben presto sulla fatica del padre di essere ateo e sulla ricerca insieme al misterioso fotografo tra monaci mostruosi rifugiati a Subiaco e cimiteri coperti di neve vicino a Cerveteri. Si salva alla grande soltanto Mia Farrow (interpretazione agghiacciante e perfetta di un’apostata infernale), mentre a John Moore riesce bene il montaggio finale, ma la prima volta che riprende le strade di Roma sembra di stare in un paese del Terzo mondo.

Omen – Il presagio (Omen, Stati Uniti, 2006, sala)
Regia di John Moore

Pubblicato il 16/6/2006 alle 20.40 nella rubrica Cinemio.

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