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>AMERICAN WEITZ

Quindi esiste eccome, il sogno americano. All’ebreo ortodosso, addirittura, basta anche solo arrivare in semifinale, ed è subito circondato da strafighe. Nonostante l’ortografia del titolo, e i tentativi a tutto campo con la pretesa di fare, nell’ordine, film corale, satira politica, satira televisiva, satira sociale, satira normale e satira di non si sa che cosa ma di certo non riuscita, Paul Weitz nobilita un modello di civiltà spettacolare e scaltrito, quello americano, al punto di riuscire, con la forza della risata, a dar decoro ad un prodotto commerciale comunque ben interpretato da un formidabile cast (Dafoe, Grant e Quaid tutti in forma strepitosa). Già, perché questa storia moderna, ambientata direttamente all’ombra dell’Iraq di oggi e negli studi della tv, arriva di sicuro alla fine con il fiato corto ed è cosparsa da un che di stucchevole fin dall'inizio, ma di certo intrattiene e diverte, con un’innocuità affettuosa, un’immagine spontanea e le piccole e diverse gags continuo gioco d’impacci per buttarla in ironia. Così il presidente degli Stati Uniti sempre in pantofole è uno che si stupisce di imparare dai giornali che gli «irakistani» si dividono in tre gruppi, il piccolo apprendista kamikaze in trasferta nel villone dei parenti viene scelto al posto del cugino effemminato per partecipare al reality dai migliori ascolti del Paese e il conduttore stesso del programma resta in bilico tra la popolarità acquisita e la solitudine accertata. Weitz riesce ad abbellire William Dafoe con una pelata e i capelli bianchi sopra le orecchie e, nella prospettiva american dream ma anche American pie, non rinuncia all’american beauty di Mandy Moore, cucendole addosso un ruolo ideale.

American Dreamz (id., Stati Uniti, 2006, Biografilm 2006)
Regia di Paul Weitz

Pubblicato il 11/6/2006 alle 14.43 nella rubrica Cinemio.

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