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>BIOGRAFILM FESTIVAL 2006 - 3

Tutta roba che piace a me, che mi piacerebbe a prescindere per toni e tematiche, e pertanto roba bella per forza. Una voce nel vento (selezione ufficiale, in concorso), per cominciare, quella di Mauro Rostagno in mezzo al caldo scirocco trapanese dove soffiano mafia, politica e affari. Un giornalista vero, e infatti non iscritto all’Ordine, e la sua lezione per un giornalismo «locale ma non localistico». Uno che è passato da Lotta continua all’esperienza arancione, e che nel momento in cui l’eroina era fuori controllo faceva notare come «I politici, piuttosto che pensare ad una nuova legge sulla droga, tengono per la capa l’ora di religione». Dirige Alberto Castiglione, nel montaggio gli editoriali e i servizi di Rostagno, la monnezza, le poltrone e poi la loggia massonica Scontrino, l’ente Fiera vini, il concorso per vigili urbani, l’ente Teatro Mediterraneo. Un omicidio fatto di corsa, e le parole finali della sorella. Difficilmente vedrete un ritratto migliore.

Poi il focus su Le grandi avventure dell’ammiraglio Zheng He (si pronuncia Geng Ho, con la o di Geng Ho molto chiusa). Interventi del consigliere culturale dell’Ambasciata di Cina, della sinologa Margherita Sportelli e di una giovane dottoressa dagli occhi a mandorla. In realtà non è per nulla una selezione di documenti audiovisivi, ma un filmato di mezz’ora in computer grafica da videogame a scopo esclusivamente didattico, senza arte né parte. Ma il punto è che questo Zheng He (si pronuncia Geng Ho, con la o di Geng Ho molto chiusa) comandava una flotta di 317 navi tutte quante con paratie a tenuta stagna, ma lui non era nemmeno di etnia Han, era musulmano e pure castrato. Per i cinesi è un eroe nazionale e un’icona nazionalista. Non smetteranno mai di stupirci.

Infine il biografilm di uno di quei personaggi dispersi nel buio della storia italiana. Sulle tracce di Riccardo Gualino (eventi speciali), per la regia di Beppe Anderi, è in realtà datato anno 2003, e devono avere avuto parecchi soldi a disposizione per farne un racconto così leggermente patinato e raffinato. Ma la storia di Gualino è qualcosa anche di meglio, e se all’inizio l’etichetta di «più grande imprenditore dell’Italia moderna» pare un azzardo, poi sembra essere pure riduttiva rispetto agli eventi. Ultimo di dodici fratelli, il padre lo aveva già designato «gran professore», chiedendo agli altri undici figli di mantenerlo perché non avrebbe mai guadagnato. Ma Riccardo comincia a fare il commerciante di legno e cemento a nemmeno vent’anni, si mette in affari con Chamberlain per la realizzazione di un intero nuovo quartiere a San Pietroburgo, trasforma una società di navigazione come la Snia nella più grande impresa italiana e nella quarta del mondo convertendola alla produzione di seta artificiale (la viscosa), si fa costruire un teatro privato e poi lo trasforma nel Teatro di Torino distribuendo biglietti gratis agli studenti, finisce confinato a Lipari dal regime fascista e alla vice presidenza della Fiat dall’amico Agnelli. Liberale purissimo, Angelo D’Orsi lo definisce «Intraprenditore straordinario» e neanche il tempo di cominciare a raccontare della Lux che ecco che appare l’intervista a Tatti Sanguineti. Gualino produce un film come Riso amaro che appena di striscio fa la storia del cinema italiano, mentre nell’intimità chiama la sua signora Baby e si fa chiamare da lei Baby boy.

Peccato solo che questo festival abbia delle pecche non indifferenti. Le battutine odiose del direttore artistico Andrea Romeo, baldo giovane rampante con barbone nero curato e giacche colorate di rosso, gli eccessivi ritardi di ogni proiezione, l’annullamento di Get Rich od Die Tryin’ del grande Jim Sheridan sulla vita del rapper 50 Cent e il rinvio a sabato 10, l’unico giorno in cui non potrò essere presente, dei miei tanto desiderati e sospirati trailers marchiati Walt Disney.

Pubblicato il 10/6/2006 alle 15.22 nella rubrica Cinemio.

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