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>PROVINCIALISMI

Tanto lo sapevo che sarebbe stata dura, lo sapevo fin da quando avevo quattordici anni e contavo in quale anno avrei votato per la prima volta e dunque per che cosa avrei votato per la prima volta. Lo sapevo che sarebbe stata dura, ed ero persino contento che le Provinciali sarebbero state la mia ultima tappa nel percorso di cittadino al seggio elettorale.

Ora, la mia posizione su quell’inutilità chiamata Provincia ormai la conoscete: abolizione. E altro che promettere riduzione delle tasse o cancellazione dell’Ici sulla prima casa. Proviamo ad abolire tutte le Province italiane per vedere quanti soldi in più avremo in tasca una volta che non dovremo più pagare stipendi a presidenti, assessori, dirigenti, funzionari e capiservizio. Ma invece no, gli italiani popolo di pecore chiedono continuamente la nascita di un nuovo ente provinciale e continuamente si lamentano per la pressione fiscale. Avanti pure, facciamoci del male.

Comunque: domani e lunedì sarei chiamato alle urne per il rinnovo degli organi della provincia di Ravenna. E, combattuto tra il desiderio di non partecipare e il dovere civico del voto, prendere una decisione su che fare non è facile.

Andrò, alla fine, e andrò per almeno tre motivazioni, a cominciare dall’opportunità di poter votare (sarebbe la prima volta, e un po’ mi emoziono) il mio partito. L’Edera repubblicana sarà sulla scheda, schierando non proprio purtroppo le sue donne e i suoi uomini migliori, ma comunque donne e uomini migliori di quelli di qualsiasi altra formazione politica. E non lo dico per partito preso (letteralmente), ma perché il livello di mediocrità imposto in questa provincia lo conosco ormai da anni, parlando, intervistando, partecipando, collaborando e lavorando con i politici che questa provincia la governano e con quelli che dall’opposizione, senza un minimo di preparazione, promettono chissà quale cambiamento.

Votare Pri a Ravenna significa poi dare ossigeno ad un partito che nel centrodestra, per la sciagurata scelta di La Malfa e Nucara, si è annullato completamente, e che nella versione scissionista ulivista unionista della Sbarbati è stato completamente dimenticato nello spartimento delle poltrone operato dal Governo Prodi. Votare Pri a Ravenna significa affermare ancora una volta che la nostra idea di partito era l’unica possibile, ed ora è l’unica sopravvissuta viva e forte in questi sei ultimi anni di travaglio e diaspore, significa rilanciare l’unica e vera azione politica repubblicana e mazziniana, significa continuare a credere in una storia e in una cultura amministrativa che per queste terre ha fatto tantissimo, significa rafforzare un’idea di laicità diversa, ispirata ad un concetto di sobrietà e responsabilità, buon senso che abbiamo ereditato dalla più importante scuola di pensiero e azione della storia italiana.

E poi, per quel minimo di competenze che ha la Provincia, nei prossimi cinque anni, votando Pri, ho la certezza di sostenere il progetto Regione Adriatica dimenticato da tutte quante le altre formazioni che domani troverò sulla scheda e invece unica e autentica scelta strategica per il futuro, soprattutto in relazione all’allargamento ad est dell’Unione europea e all’obiettivo centrale della stabilità nei Balcani. E poi, oltre alle pressioni per il potenziamento della linea ferroviaria Faenza-Ravenna-Ferrara, per la ristrutturazione del nodo di Faenza da cui si dirama il collegamento con Firenze, del completamento del raddoppio di linea Ravenna-Russi-Faenza e del rafforzamento della Ravenna-Suzzara-Mantova, la grande partita che si gioca nella prossima legislatura è quella della nuova Romea e della E55 Ravenna-Mestre, opera di interesse primario per la mobilità anche internazionale.

Per tutti questi motivi, e nonostante i tanti dubbi sull’opportunità di partecipare, questa volta alle elezioni provinciali voterò Partito repubblicano italiano.

Pubblicato il 27/5/2006 alle 23.57 nella rubrica Diario.

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