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29 maggio 2006

>LE MIE DONNE PREFERITE - 7

Dico nascere proprio lo stesso giorno. Affrettarsi nel farlo per giunta. Venire alla luce quasi in un lampo, e con un quarto d’ora accademico ancora a disposizione. Dico mettersi a fare gli esercizi, o sostenere di chiamarsi come la sorella. Dico: ma questa ricciolina termometro del caldo (per non raccontare della stazione di quando misurava la febbre) prima grassa, poi magra, poi Ronghi, ma l’avete vista bene che fenomeno è?

No, perché quando uno pensa che questa è nata esattamente diciannove anni dopo, che sembrava dovesse chiamarsi come quella del Paese delle meraviglie quando poi a lei tante meraviglie sembrano quasi scocciarla (se continua ad essere così sobriamente snob, ma che fenomeno diventa?), una che si addormenta nel passeggino e poi quando alza la testa se non trova la persona che ha deciso lei di vedere attacca a piangere in maniera anche scomposta, ecco, quando uno ci pensa come fa a non nominarla d’ufficio l’erede di annate complete di fumetti e raccolte, e nuova direttrice del progetto cinqueduenove (dove cinque sta al mese e ventinove al giorno preciso)?

Perché una stessa data ti lega, e se anche fosse stato poco più tardi, erano già pronti nomi a valenza politica, che tanto anche lì non fallirà, e lasciate che entri alla scuola materna, che varchi la porta finalmente dopo un’ammissione sofferta e dopo quella sempre mancata all’asilo, farà lì le sue prove da leader o meglio ancora la sua piccola e mansueta rivolta. Donna consumata a partire dal nome, non ha certo bisogno di quei baracconi pieni di luci, di urli, di scatti, di parchi, di file, meglio le giostrine del Tondo, che permettono pure, con tutta la sua calma dei giusti, una gustosa e succosa maramella golosa, individuata e richiesta nonostante fosse stata prudentemente nascosta.

Centralinista impeccabile e saltino perfetto, quel grande piccolo senso di genuina e sincera paura, è la dimostrazione di prudenza e virtù, forza e coraggio per salire sempre più su. Raggiunto il seggiolone, sta seduta a tavola con pazienza e attenzione, pronta e decisa a spalmare cibi e bevande per quel toiaio così ordinato nella sua precisione. Controllore attenta e severa nelle entrate e negli ingressi dopo il suono del campanello, resta sottovalutato lo sberleffo delle dita impostate a cornine, silenzioso e beffardo come da stile del personaggio.

Brava cugina ultima arrivata, il Ventinove maggio sei tu la mia festeggiata.




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28 maggio 2006

>PERCHÈ, SIGNORE, HAI TACIUTO?

Magari qualcosa negli archivi vaticani c'è scritto.




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27 maggio 2006

>PROVINCIALISMI

Tanto lo sapevo che sarebbe stata dura, lo sapevo fin da quando avevo quattordici anni e contavo in quale anno avrei votato per la prima volta e dunque per che cosa avrei votato per la prima volta. Lo sapevo che sarebbe stata dura, ed ero persino contento che le Provinciali sarebbero state la mia ultima tappa nel percorso di cittadino al seggio elettorale.

Ora, la mia posizione su quell’inutilità chiamata Provincia ormai la conoscete: abolizione. E altro che promettere riduzione delle tasse o cancellazione dell’Ici sulla prima casa. Proviamo ad abolire tutte le Province italiane per vedere quanti soldi in più avremo in tasca una volta che non dovremo più pagare stipendi a presidenti, assessori, dirigenti, funzionari e capiservizio. Ma invece no, gli italiani popolo di pecore chiedono continuamente la nascita di un nuovo ente provinciale e continuamente si lamentano per la pressione fiscale. Avanti pure, facciamoci del male.

Comunque: domani e lunedì sarei chiamato alle urne per il rinnovo degli organi della provincia di Ravenna. E, combattuto tra il desiderio di non partecipare e il dovere civico del voto, prendere una decisione su che fare non è facile.

Andrò, alla fine, e andrò per almeno tre motivazioni, a cominciare dall’opportunità di poter votare (sarebbe la prima volta, e un po’ mi emoziono) il mio partito. L’Edera repubblicana sarà sulla scheda, schierando non proprio purtroppo le sue donne e i suoi uomini migliori, ma comunque donne e uomini migliori di quelli di qualsiasi altra formazione politica. E non lo dico per partito preso (letteralmente), ma perché il livello di mediocrità imposto in questa provincia lo conosco ormai da anni, parlando, intervistando, partecipando, collaborando e lavorando con i politici che questa provincia la governano e con quelli che dall’opposizione, senza un minimo di preparazione, promettono chissà quale cambiamento.

Votare Pri a Ravenna significa poi dare ossigeno ad un partito che nel centrodestra, per la sciagurata scelta di La Malfa e Nucara, si è annullato completamente, e che nella versione scissionista ulivista unionista della Sbarbati è stato completamente dimenticato nello spartimento delle poltrone operato dal Governo Prodi. Votare Pri a Ravenna significa affermare ancora una volta che la nostra idea di partito era l’unica possibile, ed ora è l’unica sopravvissuta viva e forte in questi sei ultimi anni di travaglio e diaspore, significa rilanciare l’unica e vera azione politica repubblicana e mazziniana, significa continuare a credere in una storia e in una cultura amministrativa che per queste terre ha fatto tantissimo, significa rafforzare un’idea di laicità diversa, ispirata ad un concetto di sobrietà e responsabilità, buon senso che abbiamo ereditato dalla più importante scuola di pensiero e azione della storia italiana.

E poi, per quel minimo di competenze che ha la Provincia, nei prossimi cinque anni, votando Pri, ho la certezza di sostenere il progetto Regione Adriatica dimenticato da tutte quante le altre formazioni che domani troverò sulla scheda e invece unica e autentica scelta strategica per il futuro, soprattutto in relazione all’allargamento ad est dell’Unione europea e all’obiettivo centrale della stabilità nei Balcani. E poi, oltre alle pressioni per il potenziamento della linea ferroviaria Faenza-Ravenna-Ferrara, per la ristrutturazione del nodo di Faenza da cui si dirama il collegamento con Firenze, del completamento del raddoppio di linea Ravenna-Russi-Faenza e del rafforzamento della Ravenna-Suzzara-Mantova, la grande partita che si gioca nella prossima legislatura è quella della nuova Romea e della E55 Ravenna-Mestre, opera di interesse primario per la mobilità anche internazionale.

Per tutti questi motivi, e nonostante i tanti dubbi sull’opportunità di partecipare, questa volta alle elezioni provinciali voterò Partito repubblicano italiano.




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26 maggio 2006

>RISPONDONO I SICILIANI

Ringrazio clos per avermi invitata. Angela, siciliana, quasi 25 anni (25 ad ottobre, mi concedo 24 piuttosto!), Università di Pisa, anno di nuova immatricolazione: 2005.

Perché nuova immatricolazione? Ho interrotto gli studi, causa perdita di motivazione nei confronti della facoltà scelta in precedenza. I motivi sono diversi. A parte questioni di lavoro, ad essere sincera la realtà universitaria catanese, sotto diversi punti di vista sembra quasi connotata da ostruzionismo. Il numero elevato di studenti, la scarsa organizzazione, la mancanza di aule e strutture adeguate allo studio, la totale assenza di un tutoraggio da parte di insegnanti, ecco, questi per me sono ostacoli. I vecchi professori sono figli di una Sicilia diversa. Per molti che oramai sono pilastri della cultura universitaria non solo siciliana, ma anche nazionale, la cultura resta quasi ferma alla nozione. Ho diversi amici iscritti alle più varie facoltà che fanno fatica ad uscirne fuori senza pensare di essere immeritevoli o incapaci o delusi o senza futuro. L’amico che fa ingegneria è fermo da un anno per un progetto. Il suo professore prima dà il benestare per usare il laboratorio poi non si fa trovare. La mia compagna di banco storica, un genio, probabilmente si laurea in medicina a luglio, ma se è arrivata dov’è è perché oltre ad essere davvero in gamba non si è lasciata scoraggiare dal suo non essere figlia di un medico e ha avuto la fortuna di trovare un giovane chirurgo che ha creduto in lei e nelle sue capacità. L’amica che studia giurisprudenza… beh, lei non so quando riuscirà a finire.

Ovviamente questo non esclude che abbia avuto ottimi professori, specie tra quelli più giovani o che ci siano ragazzi che all’università si perdono.

Da quello scritto finora sembra che sia tutto allo sfacelo. Essendone fuori da tre anni il mio punto di vista potrebbe essere disapprovato da chi invece vive gli atenei siciliani da studente post-riforma.

In Toscana, lavoro e continuo gli studi. Ultimamente è più difficile. Quando cambi lavoro, cambi orari e ritmi e anche ritrovare un metodo di studio efficace alla situazione del momento richiede sforzo e coraggio. Però è diverso. Ci sono i corsi di approfondimento per gli studenti lavoratori, puoi chiedere al professore di chiarirti un concetto anche via mail, le aule studio e la mensa ti aiutano a mantenere una certa continuità, i professori, i miei perlomeno, sono abbastanza disponibili. Per carità, i pezzi di merda esistono eccome, ma in proporzione li senti meno quando il resto fila liscio.

Non nascondo che mi piacerebbe che le cose fossero andate diversamente. Avere avuto più possibilità a casa mi avrebbe evitato l’allontanamento dalla mia famiglia e dalle mie radici, quelle che, in molti, vorremmo sanare dai mali che l’affliggono. La Mafia, la malasanità, l’oligopolio delle industrie, l’arretratezza dei trasporti, gli sbarchi di clandestini…

Chi non ha mai sentito parlare dell’acqua al mercurio, di bambini malformati? Ho i brividi solo al pensiero che quella sorte sarebbe potuta toccare a me o alle mie sorelle.

E vieni invaso da profonda rabbia quando nei campi limitrofi alle raffinerie vedi coltivati carciofi, patate, cocomeri che finiscono sulle tavole di mio padre o di mia madre; quando chi ha il potere per fare rispettare le leggi per la tutela dell’ambiente non lo usa; quando un dipendente di una delle più importanti società petrolifere, intervistato, in dialetto dice «Megghiu moriri i cancru ca moriri i fami»; quando il prezzo dei carburanti, nonostante tutto questo, è tra i più alti d’Italia. Chi è che fa rispettare i diritti dei cittadini siciliani? Chi si è mai realmente preoccupato della nostra salute obbligando quelle aziende a usare i depuratori? Chi ha detto basta alla mafia dei colletti bianchi che una sera sì e una no fa bruciare il locale di un giovane imprenditore che si è rifiutato e continua a rifiutarsi di pagare il pizzo?

Sono convinta che tutte queste domande possono sembrare retoriche perché se dico che in Sicilia l’amministrazione della vecchia Dc si sente e continuerà a sentirsi ancora per chissà quanto tempo, io, sicura e certa di quello che dico, sono anche pronta a subirmi gli insulti di chi invece non la pensa così.

Mio padre è dipendente comunale e ha 55 anni. Mio padre fino al 1988 non aveva un lavoro stabile. Io nel 1988 avevo 7 anni, mia sorella più piccola 2. Mio padre non è siciliano ed era nell’esercito fino al 1973. Mio padre è diventato dipendente comunale con un concorso e una spintarella di un allora onorevole che mio nonno materno conosceva. Onorevole della vecchia Dc. Con tre figlie cosa avrebbe dovuto fare?

Oggi cos’è cambiato? Nulla. Sono cambiati solo i nomi. Cuffaro è figlio di quei partiti e di quella mentalità. Forse anche lui è rimasto invischiato in quel morbo che ha dato il via al luogo comune che «Tuttu u munnu è paisi» come dice mia madre. Forse è per questo che si vuole cambiare faccia alla Sicilia.

Le primarie ci hanno dato un piccolo barlume di speranza chiamato Rita Borsellino. Una donna coraggiosa che non ha usato il suo cognome per muovere a compassione gli elettori siciliani, ma che ha dalla sua la forza delle parole e della voce. Non so esattamente quali strumenti si stiano utilizzando nella campagna elettorale. In tutta sincerità, tanti dei ragazzi siciliani in Sicilia che conosco, ne rimangono fuori. Sembra che per alcuni sia più importante identificare il nome del candidato al colore del partito che non a delle idee e programmi ben definiti. Una delle cose più strane che ho notato è che è maggiore l’interresse da parte di giovani studenti fuori sede che hanno scelto università prestigiose del centro-nord. Ovviamente faccio un discorso piuttosto generale.

Il Rita Express è uno degli strumenti messi a disposizione. L’altra sera ad un concerto mi sono avvicinata allo stand di un movimento studentesco che sponsorizzava il progetto proponendo cene e feste per autofinanziarsi. Momenti di aggregazione perché no, senza che però vengano confusi con momenti goliardici di chi «Unn’avi nenti cchi ffari» (di chi non ha nulla da fare).

Mi sono chiesta del «Perché noi?». Perché quando vai fuori a studiare ti trovi catapultato in realtà diverse. E non ci stai molto a fare il confronto tra quello che hai lasciato e quello che hai trovato. Non è sempre tutto rose e fiori. Molti studenti del sud non sempre vengono ben’accolti, diciamoci la verità. Siamo quelli che usufruiamo di servizi migliori rispetto a quelli che avremmo avuto nelle università casalinghe, laddove ovviamente esistono, e nondimeno un giorno potremmo togliere il lavoro a quelli che da sempre abitano quelle città.

La Toscana è bella, ricca, giovane, piena di servizi per tutto e tutti. Sembra la Regione che tutti meriterebbero di avere. E lo dico perché la abito da due anni.

Non sono né egoista né ipocrita. Mi piacerebbe tornare giù, ma non se tutto resta così com’è. Non se niente e nessuno cambia quella realtà che io, come altri, ho avuto il coraggio di lasciare perché mi stava stretta. Sembra facile aspettare che al posto nostro qualcun altro cambi le cose, che le sistemi per farci tornare allegri e felici a vivere la nostra terra. Non lo è. Anche noi vorremmo metterci in prima linea a difendere e a combattere, ma non abbiamo i mezzi. Abbiamo bisogno di qualcuno che parta bonificando tutto ciò che è stato sporcato dalla mafia per secoli.

Cos’è la mafia? In Sociologia viene identificata come sfiducia nei confronti della società circostante. È il mafioso che ti tiene al sicuro, che ti protegge quando commerci, che non ti conviene farti nemico perché «È sempre meglio essere amico di un mafioso, ricordalo». E niente può essere più emblematico di ciò che Provenzano ha detto appena arrestato.

La Sicilia è un gioiello, ma ogni tanto ti chiedi se brilli perché è un diamante o uno zircone.

L’altro giorno un cliente calabrese mi ha detto: «Ma come non vai giù a votare? Rita ha bisogno di forza. Datele una mano!». Io sono con lei. Siamo in parecchi. E che le motivazioni che ci spingono all’impegno siano sempre valide, pulite, inconfondibili, perché i ragazzi siciliani non hanno niente di meno di quelli lombardi, veneti o umbri, perché i più piccoli possano presto diventare dei grandi adulti, perché anche la Sicilia un po’ di tranquillità se la merita.




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25 maggio 2006

>TORNANO I SICILIANI

Tornano i siciliani. Anche le siciliane, certo, e beati quelli del paese loro che le rivedranno belle anche più del sole perché insomma, almeno quelle due che conosco io a Bologna, vi assicuro che meglio di loro, delle studentesse siciliane dico… vabbè, gran bei pezzi di figliola.

Tornano i siciliani, dunque. E tornano con il Rita Express, il treno che riporta a casa gli studenti in tempo per votare la Borsellino il 28 maggio alle elezioni regionali. Che coinvolgendo quattro milioni di elettori, e dopo la cattura di Provenzano, e dopo il 61-0 delle Politiche 2001, e dopo il cambio di Governo, e dopo le Primarie, sono assolutamente la scadenza più significativa di questa tornata amministrativa di primavera inoltrata.

Tornano i siciliani, e diversi giorni fa, nella zona universitaria, mi sono imbattuto in un gruppo di ragazzi che si stavano già preparando. Siciliani impegnati nella promozione del Rita Express. Ho preso i volantini, ho letto velocemente i volantini, ho parlato un po' con loro dicendo loro subito che abitando a cinquanta chilometri da Bologna la mia era solamente curiosità. Curiosità politica, e curiosità ammirata.

Di questi siciliani che tornano con il Rita Express, mi ha molto colpito il loro slogan: Non torniamo per votare, ma votiamo per tornare. Rita Borsellino presidente. Ora, mi sono chiesto io e ho chiesto a loro (evitando, sia chiaro, qualsiasi tipo di polemica e solamente per capire meglio una realtà che di certo non posso conoscere ma che mi interessa parecchio): nel momento in cui voi avete la possibilità di studiare qui a Bologna, dunque in una città piuttosto cara, con l'affitto di un appartamento piccolissimo che costa davvero troppo e con tutte le altre spese conseguenti e derivate dalla permanenza, voi, voi qui al banchetto del Rita Express, siete sicuramente più fortunati di tanti altri vostri conterranei che non hanno la possibilità di studiare in continente, addirittura al centro-nord Italia. L'iniziativa che state organizzando e promuovendo, continuo a dire loro, non solo vi fa onore, ma è davvero sintomo di un vostro impegno concreto che sottrae tempo al vostro studio e al vostro divertimento.

Detto questo, però, cari siciliani di ritorno, a me pare che lo slogan scelto sia un po' infelice, e provo a spiegarvi il mio perché. Quel ma votiamo per tornare indica la volontà vostra di un cambiamento di cose in e per tutta la Sicilia, eleggendo una candidata presidente che, al di là delle appartenenze politiche, rispetto a Cuffaro è per forza (e per la forza di un cognome) un chiaro segnale di rottura nella e della politica di tutti questi anni. Eppure è facile per voi, qui a Bologna, come da qualsiasi altra università italiana, urlare alto questo slogan. In Sicilia c'è chi ragiona allo stesso modo e si impegna altrettanto in una condizione di privilegio diversa dalla vostra, e c'è chi non fugge, ma resta lì a studiare, per dare esattamente un contributo, il suo, importante quanto il vostro, sul territorio.

Purtroppo il mio ragionamento si presta a fraintendimenti, e infatti loro, siciliani pronti a tornare, mi hanno subito frainteso e, pur sempre gentili e mai polemici, non mi hanno saputo rispondere. Perché insomma: la realtà del Meridione d'Italia è certamente complessa, sia chiaro che non voglio arrogarmi competenze per esprimere giudizi affrettati su tutto ciò. Quello che mi chiedo io è come si sente il siciliano, ugualmente impegnato come voi per l'elezione di Rita Borsellino, che studia a Palermo o a Catania, o in una qualsiasi altra università siciliana, di fronte ad uno slogan come quello del Rita Express. Mi chiedo cosa possa pensare chi vive le difficoltà della Sicilia ogni giorno, e contemporaneamente vuole cambiare la situazione della sua regione proprio a cominciare dal fatto che la sua regione non l'abbandona per andare a studiare altrove.

Se vogliamo, cari siciliani che tornate, lui non vota per tornare, lui resta e va a votare, e questa sua sfida è ancora più difficile di quella di chi torna a bordo del Rita Express.




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24 maggio 2006

>UNO, NESSUNO, CETOMILLE CORPI

E lasciamoci spaventare una volta tanto, che questo Rob Zombie qui alla fine riesce a farci sorridere delle nostre paure e a coglierci piuttosto impreparati nel poterlo fare. In buona sostanza con le piccole grandi idee della televisione che reclamizza pollo e benzina in una stazione di servizio reinventata casa di mostri e malati mentali e di lasciare senza parole in pieno giorno il blitz fallito della polizia, il capellone tira fuori un film che sicuramente non portiamo alle stelle, eppure spiace aver frettolosamente liquidato nelle stalle. Un film a cui in realtà poco importa dei quattro studentelli d’oggi e del loro approdo (temporale scrosciante e clima di Halloween, ovviamente) presso la lugubre e terribile dimora dei Firefly, branco di matti assetato di sangue e ansioso di nuove vittime da trasformare e montare (l’uomo pesce, brr), ma anche famiglia Addams così buffa, variegata e sorprendente che è impossibile, sul piano della scrittura, non apprezzare all’istante. Perché l’originalità non sta solo nelle arie anni Settanta, nel montaggio, nei ralenti e nelle musiche (che già queste basterebbero), ma nel riuscire veramente a costruire uno spirito così agghiacciante da mettere allegria, divertente perché colpisce con la fantasia popolare e carica immagini quotidiane di veri e propri sussulti onirici. Zombie non si atteggia a profeta di un nuovo horror, chiede solo di essere compreso nella lista dei capaci fabbricatori d’incubi. E se lo merita alla grande perché il suo luna park (come quello di Capitan Spaulding) è una denuncia dei terrori sepolti nell’inconscio collettivo, una fiaba a sensazione, un gran buon miscuglio di suspense ed intelligente ironia.

La Casa dei 1000 Corpi (House of 1000 Corpses, Stati Uniti, 2003, dvd)
Regia di Rob Zombie




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