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31 marzo 2006

>LE MIE DONNE PREFERITE - 5

Questo è solo un racconto di racconti raccontati. Un ricordo di ricordi altrui ricordati. Una storia di storie mai abbandonate, per chi crede che morto e sepolto non sia poi così facile. Questo è solo un racconto di chi non c’è più, in fondo un modo per esserci ancora di più. Questa è solo una storia finita da tempo, e proprio per questo cominciata di nuovo, ancora da leggere e ancora da scrivere.

Questo è un racconto di programmi in tv, di quiz, di domande, di Bongiorno e Mike Rischiatutto. Di pugilato, di Benvenuti, di sport e canzoni. È una fotografia ingiallita dal tempo, su una scala una donna da andare a trovare, per partire tranquilli del cielo sereno, o con la garanzia di piogge clementi. È una fotografia di tre quarti, un bianco e nero un po’ austero, oppure una Messa a febbraio, e qualche gustosa ricetta. Questa è una cucina economica, o i lavori di casa, l’origine e l’archetipo tutto materno. Questo è un piatto di cappelletti, di dubbi sul genero, mascolinità e giardinaggio di una giornata passata al mare. È la storia di un ombrello riportato e di un marito sempre pronto ad uscire, con in testa trucchi e pensieri per vincere al bar la mano di carte.

Questo è una piccola bottega Margherita di Conad, o molto più spesso pulizie, una volta persino nella casa del sindaco. Oppure una febbre guastafeste, bagno, ragù e finta salute, a lei non gliela si faceva in realtà, niente cinema, e a letto a riposo. Questo è un viaggio dalle colline alla bassa fino in città, di un cognome e di tratti genetici, di un monito, a volte, di spensieratezza e forza di volontà tutte le altre.

Solo che a volte succede che nelle storie arrivi un cattivo, non serve passare dal bosco e porta dritti dritti stesi su un lettino di un grigio ospedale. Perché questa è anche e soprattutto una storia di solitudine, affatto di morte che spegne, ma di dolore che accende, e di figlie che imparano subito a fare i conti con la vita più dura, di difficoltà inspiegabili per chi ha la fortuna di non esserci passato. Questa è la storia dell’assistenza, della chemioterapia, della speranza, delle lacrime e dei rimpianti di altri. Solo un racconto di racconti raccontati.

Mai vista e mai conosciuta. Il gioco del tempo e gli anni di scarto, eppure l’affetto e la certezza assoluta che lei fosse proprio sempre una dei nostri. Il cimitero, l’ingresso, una, due, tre, quattro curve, la salitina e un salutino. La fotografia, ingiallita dal tempo, su una scala una donna, è lei, è la mia nonna.




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31 marzo 2006

>CLOSSONDAGGIO - 24

«Berlusconi è un invotabile sostenuto da partiti invotabili, Prodi invece è un invotabile che al confronto con i partiti che lo sostengono riesce pure a fare figura».
maschio, giovane, mensa, convinto

clos garantisce la veridicità e l’assoluta integrità di tutte le dichiarazioni riportate




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30 marzo 2006

>CLOSSONDAGGIO - 23

«L’ho detto alla mia morosa che forse volevo votare Rosa nel Pugno, mi ha guardato malissimo e poi mi ha detto: Che cazzo dici?».
maschio, giovane, redazione, indeciso

clos garantisce la veridicità e l’assoluta integrità di tutte le dichiarazioni riportate




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29 marzo 2006

>UN VOTO REPUBBLICANO - 2

La transfuga, la scissionista, l’amante di Prodi, chiamatela come vi pare. Luciana Sbarbati rappresenta il peggio del peggio della politica repubblicana degli ultimi anni. Nella sua setta è riuscita a fare peggio di Giorgio La Malfa, con lo stesso atteggiamento opportunista e di attaccamento alla poltrona aggravato dal fatto di non aver dato spazio a nessun altro al di fuori di lei.

Il Movimento repubblicani europei da lei fondato, saldamente ancorato al centrosinistra e costituente della lista unica di Uniti nell’Ulivo ieri e dell’Ulivo oggi, è infatti un fantoccio politico che serve esclusivamente a lei e che indebolisce chi come noi non ha condiviso le decisioni del congresso di Bari e ha continuato a lottare come minoranza interna per far uscire il Partito repubblicano italiano dall’alleanza con la Casa delle libertà. Il Movimento repubblicani europei è servito solo a Luciana Sbarbati per confermare la poltrona di parlamentare europeo dopo la sua cacciata dal Pri. Lei, che dimostra la sua megalomania facendo inserire, unica nell’Unione, il suo cognome nel contrassegno di lista, in questi anni non ha fatto altro che rivendicare il suo repubblicanesimo iconografico dichiarando di essere «cresciuta in una camera in cui l’edera era persino nella carta da parati e Garibaldi e Mazzini le foto principali della casa», oppure rilasciare dichiarazioni dall’ippodromo di Monte Giorgio poco dopo la partenza dei cavalli su cui scommettere.

Il Movimento repubblicani europei dice di voler fare della laicità dello Stato la propria «azione politica, culturale e giuridica, perché ai cittadini e alle persone, senza distinzione di classe, di origine e di confessione religiosa, siano dati i mezzi per essere se stessi, responsabili del loro sviluppo e artefici del proprio destino». E poi ancora: «La laicità dello Stato è un’idea di progresso, un quadro di legalità, un forte senso di valore al servizio delle libertà individuali, garanzia della pace civile, azione, volontà e diritti civili».

Tutto questo al punto tale che quando radicali e socialisti, giustamente, hanno chiesto alla Sbarbati se avesse voluto entrare nel progetto di costruzione della Rosa nel Pugno, la signora ha declinato e ne è rimasta fuori. Ha preferito inspiegabilmente essere fagocitata da un Ulivo in cui Ds e Margherita fanno il bello e il brutto tempo, piuttosto che lavorare fianco a fianco di Radicali e Sdi, con i quali il confronto in termini di percentuale elettorale sarebbe stato più alla pari. Ma la Rosa nel Pugno, che doveva scegliere uno o al massimo due leader, aveva deciso per Bonino e Boselli, lasciando fuori tra l’altro il meno popolare Pannella, e la Sbarbati non avrebbe potuto sopportare di non apparire. Meglio Prodi, allora, che almeno alle convention si piazza vicino a lui e il giorno dopo sui giornali la foto la vedono in tanti.

Altra dimostrazione di come a lei interessino soltanto visibilità personale e propria carriera è arrivata con la presentazione delle liste. Il Movimento repubblicani europei, soggetto fondatore del listone, candida solo un paio di esponenti alla Camera nelle fila dell’Ulivo senza possibilità che vengano eletti, quando invece con la Rosa nel Pugno poteva garantire il seggio ad uno di loro, e si presenta al Senato solamente in Emilia-Romagna (dove la Sbarbati ha avuto almeno il buon gusto di non presentare il suo nome), Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia.

Alla fine comunque meglio così. Se l’Mre fosse entrato nella Rosa l’elenco in basso avrebbe dovuto cambiare in «Laici socialisti liberali radicali repubbli…cani e porci».




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28 marzo 2006

>CLOSSONDAGGIO - 22

«Lo sai che la mia mamma chiama Berlusconi il berlusca e il mio babbo Prodi mortadella...?».
maschio, bambino, strada, non elettore

clos garantisce la veridicità e l’assoluta integrità di tutte le dichiarazioni riportate




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28 marzo 2006

>UN VOTO REPUBBLICANO - 1

Deluso irrimediabilmente ormai da anni dal mio partito di riferimento, anche questa volta registro solamente un Pri che continua nel massacro identitario, culturale e di visibilità di un’intera tradizione politica. La rinuncia della dirigenza nazionale a presentare il simbolo nella corsa a Montecitorio (dove lo sbarramento tra l’altro è solo al 2 percento nazionale, con recupero della prima lista sotto tale soglia), costringe iscritti e simpatizzanti a dover tracciare altrove la propria croce di voto: votare per l’Edera apparentata al centrodestra, al di là di un’alleanza che personalmente non ho mai condiviso, per un repubblicano è comunque cosa ben diversa dal votare Forza Italia solo per la presenza (invisibile) del proprio segretario e presidente in quelle liste.

Non solo. Perché se La Malfa e Nucara (unici repubblicani in corsa) pensassero alla conservazione della loro poltrona (da qui la decisione della candidatura azzurra), almeno il ragionamento si collocherebbe in una perfetta logica opportunista (altra categoria è poi l’apprezzabilità o meno della stessa) che darebbe al Partito repubblicano italiano quel minimo di visibilità che il diritto di tribuna garantisce. E invece no, perché allora nelle lunghissime liste per la Camera, almeno un altro repubblicano in ogni circoscrizione andava inserito, magari pure in ultima posizione, che la testimonianza si porta avanti anche con la presenza di bandiera.

Ancora. Francesco Nucara, ospite di una tribuna radiofonica che anticipava la diretta sanremese, ha utilizzato i suoi tre minuti in tutto a disposizione senza nemmeno riuscire a pronunciare il nome del partito. E in questo tempo naturalmente non è riuscito ad esprimere neanche una priorità programmatica repubblicana. Primo minuto: lamentele per la mancata diretta Rai del discorso al Congresso degli Stati Uniti del presidente del Consiglio dei ministri italiano, etichettata come «morte dell’informazione pubblica» (ripeto, non perdiamo tempo a discutere di merito, qui interessa solo il metodo). Secondo minuto: minuto di silenzio per la «morte dell’informazione pubblica». Terzo minuto: apologia dell’intervento del presidente del Consiglio dei ministri italiano al Congresso degli Stati Uniti. Tutto questo in risposta ad una precisa domanda del giornalista in materia economica.

Infine. Il simbolo del partito sarà presente, sempre apparentato al centrodestra, sulla scheda per l’elezione del Senato della Repubblica in nove regioni, tra cui spicca l’assenza totale di quelle del nord Italia e di quella del Lazio. Nella mia Emilia-Romagna, regione a maggioranza aderente alla corrente interna di Riscossa (avversaria di La Malfa-Nucara nel loro traghettare il partito con la Casa delle libertà), i candidati sono stati racimolati da Mario Guidazzi e dalla consociazione cosiddetta autonomista di Cesena. Le motivazioni, a sentir loro, stanno tutte in «principi politico-programmatici: necessità di una politica estera che abbia come perno una stretta alleanza atlantica e che quest’asse diventi posizione di una politica estera europea; rilancio economico interno comprendente un nuovo piano energetico, per le infrastrutture, per la ricerca scientifica e per le liberalizzazioni, all’interno di un impegno per il rilancio laico e rispettoso, come la Costituzione stabilisce, della libertà di coscienza».

A parte l’estrema vaghezza, condivido pienamente questi principi. E proprio per questo voterò Rosa nel Pugno, che allo stesso programma aggiunge i più classici e tradizionali temi repubblicani: superamento del Concordato e dell’otto permille, nuova rete di sicurezze sociali, divorzio breve, abolizione del valore legale del titolo di studio e degli ordini professionali, amnistia e indulto.




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