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30 aprile 2005

>NEANCHE I ROBOTS SONO PERFETTI

Difficile vincere la sfida, impossibile non volerci provare. Deve aver pensato questo Chris Wedge quando ha consegnato il lavoro completo, non potendo non accorgersi che la perfezione era ancora lontana. Storia prevedibile, prevedibilissima, finale brutto, bruttissimo, storia tutto sommato debole, debolissima a tratti. Epperò tutta funziona a meraviglia perché intanto si ride, che quella trovata delle porte dei cessi (no, non la battuta del water appena rimesso a nuovo) con le insegne per uomini e donne passa sì quasi di nascosto ma è davvero una piccola perla, e poi si rimane estasiati dal livello raggiunto da un’animazione che prima ha stupito, poi ha conquistato e ora ha imparato pure a togliere il fiato. Bella, bellissima, senza altre parole. I difetti, per noi, diventano pure i segreti per guadagnarsi l’attenzione dei bambini che vengono guidati passo a passo, poi un po’ storditi, anche, ma verso la fine cominciano a riconoscersi nei diversi personaggi e soprattutto si rilassano negli ultimi minuti con la canzonetta che di più irritante ha soltanto il doppiaggio letto, urlato e strepitato ma non partecipato di Dj Francesco. Comunque stiano tranquilli quelli dei Blue Sky Studios, si perdona tutto, e se questo è il punto di partenza della sfida lanciata, allora vuol dire che serve solo un po’ di coraggio in più.

Robots (id., Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Chris Wedge




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27 aprile 2005

>PENSAVO PARLASSE DEI REPUBBLICANI

«Oggi ci sono due partitini, due frammenti del grande Partito socialista italiano, alleato uno del centrodestra e l’altro del centrosinistra. Nessuno dei due può rivendicare la storia socialista, perché nessuno dei due ha autonomia». Claudio Martelli.




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25 aprile 2005

>60 CANDELINE



Si metteva in sella di buon mattino e in bicicletta mi ci metteva pure me. Il seggiolino, prima davanti, quello attaccato al manubrio, poi dietro, quello sopra la ruota, non avrei la memoria per ricordarlo, ma sulla mia di bicicletta ricordo chiaramente i semafori, il ponte, la strada in salita, la fatica, l’aria fresca del primo mattino. Ci andavamo di primo mattino, e non per l’aria fresca, ma perché quel giorno così doveva cominciare, e solo così.

Arrivati c’era il solito prato verde e splendente, il silenzio, l’ombra dei due grandi alberi centrali, e un lago bianco di sassi scolpiti piantati a terra. 1152. Quel numero mio babbo me lo ripeteva tutti quanti gli anni, non appena arrivati, scesi dalle nostre biciclette, entrati in quel luogo che avrebbe continuato ad accogliermi anche da solo, non appena percorsa la strada che per prima avevo imparato a memoria.

Il Venticinque aprile, per me, non ha mai nessuna polemica, egemonia culturale o di partito, non riecheggia l’eco della guerra civile, dei partigiani assassini, dei repubblichini traditori e della Resistenza dimenticata. Il Venticinque aprile, per me, è quello dell’aria fresca, del ponte sul fiume che durante l’autunno ’44 fu frontiera interna alla città, della strada in salita e delle 1152 lapidi del Commonwealth war cemetery di Santa Lucia. Inglesi, neozelandesi, egiziani, sudafricani, indiani, tutti troppo giovani per morire in una guerra lontano da casa. Il Venticinque aprile, per me, è il compleanno della Libertà. «Libertà dalla miseria, libertà dalla paura, libertà di parola e libertà religiosa».




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24 aprile 2005

>LAURA, LA STELLA E POCHI ALTRI

Suonate il violoncello tutto il giorno e in casa non fate nulla se non stare stese sul divano, tanto avete la fortuna che tutti quanti i lavori domestici ve li fa vostro marito. Suonate nell’orchestra del teatro dell’opera di una città media della Germania di oggi e il giorno dello spettacolo, «Il flauto magico» di Mozart, vi dimenticate il vostro archetto a casa, tanto avete la fortuna che ci pensi vostra figlia a portavelo per tempo, approfittandone finalmente per cominciare a far succedere qualcosa. Insomma, questa animazione europea è molto vecchia nei suoi disegni, ma luminosa e ben realizzata, sfruttando al meglio sia la tradizione del classico e caldo disegno su carta, che le tecniche moderne della produzione digitale. Tra l’altro è notevole l’impegno di riproduzione di un mondo reale fino in fondo, in cui sulla strada sono persino riconoscibili Smart e Renault Kangoo, e piace l’idea della stellina incerottata. Tutto quanto per i più piccolissimi, si dirà vedendo già i bambini un po’ più grandicelli fremere davanti alla noia della prima parte di pellicola. Tutta colpa della sceneggiatura, sarà la risposta di chi non sa che è stata scritta dallo stesso autore della saga di libri per l’infanzia che ha ispirato questa produzione per il cinema, distribuita da una Warner, che ora si fa chiamare «family entertainment».

La Stella di Laura (Lauras Stern, Germania/Bulgaria, 2004, sala)
Regia di Piet De Rycker e Thilo Rothkirch




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23 aprile 2005

>MILLIONS CHE NON ACCONTENTANO

La famosa compostezza british la imparano fin dalle scuole elementari. Li fanno stare seduti in posizione prima di cominciare a parlare di qualsiasi cosa, persino se devono soltanto nominare i nomi dei lori idoli del calcio. Damian, però, schiera San Rocco e Sant’Agata, quasi amici suoi, di certo personaggi con cui parla abitualmente e di cui sa letteralmente vita, morte e anche miracoli. Sia chiaro, al giorno d’oggi è rischioso anche frequentare soltanto chi sulla testa c’ha l’aureola, si rischia di finire comunque in una brutta compagnia, che non è che per una borsa piena zeppa e ancor di più di centinaia di migliaia di sterline si può perdonare a Santa Chiara d’Assisi d’essersi fatta una canna sotto gli occhi del piccolo e innocente e lentigginoso ed eccellente protagonista. Tanto più se quei soldi poco tempo dopo andranno fuori corso (l’incubo euro degli inglesi) e se alle calcagna poi ci metti un tizio, un ladro vero, che fa paura persino a noi, figuriamoci ad un orfanello di otto anni con un fratello saputello dai pochi scrupoli. Poi, insomma, se il finale sta veramente al limite dello stucchevole, la fila fuori dalla porta e il triangolo mormome superano ampiamente questo unico confine. Per il resto è Danny Boyle, qui con un incipit travolgente e musiche bellissime, che è un po’ di tempo che ha le idee un po’ confuse.

Millions (id., Regno Unito/Stati Uniti, 2004, sala)
Regia di Danny Boyle




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22 aprile 2005

>SE DIO È AMORE

Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo teme che i ragazzi cresciuti nelle famiglie omosessuali possano magari riprodurre «Quel modello falso non per scelta, ma perché è l’unico che conoscono».

A questo punto non riesco più a capire. Se, come dice sempre il cardinale presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, esistono la «verità», la «legge naturale», «principii che peraltro sono comuni a tutta l’umanità da sempre» e «la vera antropologia», allora il bambino avrà ben pochi problemi di modello di riferimento e seguirà comunque la retta via.

In tutti gli altri casi, parlo per i maschietti, non esiste famiglia di froci o lesbiche che tenga. Se tira, tira sempre più di un carro di buoi.




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